Gianni Aversano tra teatro e canzoni napoletane

Gianni Aversano 1PORTICI. Nella suggestiva cornice del chiostro del Convento di Sant’Antonio immenso plauso ha avuto lo spettacolo della serata di sabato 5 luglio Napule: spade, ammore, resate e devuzione dell’artista Gianni Aversano, la cui performance ha commosso, divertito ed emozionato il nutrito pubblico.
L’evento, dall’ingresso gratuito, fa parte della manifestazione Giugno al Chiostro, organizzata dai Frati Minori del Convento di Sant’Antonio e promossa dall’associazione Onlus La Cetra Angelica, in onore del Santo di Padova; eccezionalmente prolungata fino alla metà di luglio.
Durante lo spettacolo Napule: spade, ammore, resate e devuzione sono anche stati offerti simpatici stuzzichini.
Gianni Aversano ha dato vita ad un percorso musicale e teatrale presentando la canzone napoletana dal ‘500 ad oggi, accompagnato dai Napolincanto, un duo formato da Paolo Propoli, chitarra e percussione, e  Michele De Martino, mandolino, gruppo di cui Aversano è il leader ed il fondatore.
Aversano è un artista versatile: cantante, attore, chitarrista e autore. Quando ai frati francescani del Convento giunse la notizia che  un mago della canzone e del teatro napoletano si era esibito davanti a Papa Benedetto XI,  gli chiesero di prendere parte alla nota rassegna estiva. In seguito si è esibito anche alla presenza di Papa Francesco nella Sala Nervi in Vaticano e davanti ai detenuti del carcere di Poggioreale, trascinandoli tutti nel canto.
Infatti, fino ad oggi si contano altre due esibizioni al   cenobio porticese: nel 2011 presentò uno spettacolo vario; nel 2012 il suo cult Mozart e Pulcinella.
Nel suo spettacolo Gianni Aversano si è raccontato con naturalezza; possiede un potenziale carismatico immenso, il suo sorriso e il suo fare sono simpatici e coinvolgenti e nei suoi occhi si legge una luce gioiosa profonda.
L’artista, professore di filosofia e storia, ora è docente di scuola dell’infanzia e assessore alla Cultura del comune di Succivo (NA). Per conciliare la sua vocazione religiosa con l’attività artistica, che è parte profonda del suo essere, ha scelto di non indossare l’abito, ma divenire un laico consacrato.
Aversano possiede la capacità di far vivere al pubblico ciò che canta, perché egli stesso vive la canzone che interpreta, accompagnandola con la sua mimica facciale, con la sua gestualità, che passa naturalmente dal faceto, al romantico, all’irriverente, al drammatico, al mistico.
Il suo pensiero religioso sfiora la filosofia; decanta la bellezza perché è espressione di Verità. È l’espressione di Dio che diventa il messaggio che l’artista veicola tramite il canto e la recitazione.
La bellezza è intorno a noi e in noi: « … se la guardi ti fa morire. In essa ciò che ci soddisfa già c’è, ma il nostro cuore chiuso c’impedisce di vederla».
Le sue canzoni diventano metafore del rapporto tra Dio e l’uomo come per il brano che dice « Io te voglio bene assaje … e tu nun pienze a’ me», in cui il Signore rivolge una richiesta d’amore mesta e accorata alla sua creatura; in un altro brano è aulico misticismo, intervallato dalla declamazione della Preghiera di San Bernardo alla Vergine dal Cantico del Paradiso di La Divina Commedia di Dante.
In Serenata de Pullecenella – storia di un amore non corrisposto – Aversano ne ha impersonato la maschera con eccelsa bravura. La voce ha assunto diverse tonalità: ironica, irriverente, rabbiosa.
Poi, introducendo il brano successivo, ha recitato: «La ricchezza più grande è dove il nostro cuore riposa. La bellezza è la ricchezza vera, l’eternità».
Ha poi cantato la struggente e romantica ‘Na bruna: uno straniero, con il suo denaro tenta inutilmente di concupire una fanciulla, innamorata di un pescatore. «Furastiero, e’ denare ca’ so’ quando ‘o core fa chello che vo’?» gli sussurra la ragazza. La metafora del forte legame della giovane con il suo innamorato è esaltata dalla strofa: «Chella s’è fatta a’ croce cu’ ll’acqua e’ mare ... »
Seguono la briosa canzone Cicerenella e l’appassionata O’ marenariello.
Nel brano successivo, Brigante se more, Aversano ha narrato una vicenda storica importante; quando i Piemontesi conquistarono il regno delle Due Sicilie, i briganti in realtà furono coloro che vollero restituirle la libertà, morendo per essa.
In Era de maggio l’artista ha esaltato la speranza che « … non è vana attesa, perché l’amore vero non muta mai; la nostra condizione naturale è amare».
Gianni Aversano ha poi annunciato che insieme a Napolincanto sta ultimando il progetto discografico Miserere ‘e me, un concerto preghiera con  canti e  canzoni del Centro Sud che raccontano la Passione e la Gloria di Cristo nella tradizione napoletana; sarà ultimato a settembre.
In conclusione, ha recitato: « … la bellezza che ha creato l’uomo – in ciò è importante riscoprire la nostra umanità – è l’arte»; con il brano Il pennello di Raffaello, ricco di sottintesi erotici, ha celebrato l’arte figurativa, coinvolgendo nell’accompagnamento della canzone tutto il pubblico.
Poi Reginella e infine il sipario è calato sulla canzone Tammurriata nera.
Gianni Aversano ha ringraziato tutti cantando e ha salutato con un caloroso Stateve bbuone!
Gianni Aversano
(Foto by Tiziana Muselli)
 

Tiziana Muselli