La contraffazione del “Made in Italy” è un business globale da 32 miliardi

La contraffazione del “Made in Italy” è un business globale da 32 miliardi

È una stima non troppo recente – pubblicata dall’Ocse nel 2018 – ma tra le più rigorose. E il valore è da capogiro. Le rilevazioni Ocse su contraffazione e pirateria – secondo il focus dedicato proprio all’impatto sul Made in Italy – mostrano che il commercio mondiale di prodotti contraffatti che violano i marchi registrati italiani ha superato i 30 miliardi di euro (esattamente siamo a 32 miliardi ), pari al 3,6% delle vendite totali del settore manifatturiero italiano tra nazionale e di esportazione.

Solo in termini di importazioni i prodotti contraffatti e piratati che entrano in Italia si aggirerebbero attorno ai 12,4 miliardi di euro. Rispetto al valore delle merci italiane contraffatte e scambiate nel mondo, il 16,7% è costituito dall’abbigliamento, il 15,4% dai prodotti elettronici e ottici, il 13% dall’alimentare. Senza contare che galoppa la farmaceutica. Solo da gennaio 2020 sono stati sequestrati quasi 100mila farmaci illegali e clandestini.

Secondo l’Ocse, 6 falsi su 10 sono andati a consumatori consapevoli di acquistare prodotti fake. La quota restante, invece, a chi credeva di acquistare originali e spesso, se il prodotto è ben contraffatto, potrebbe non accorgersi, neppure dopo l’acquisto, che il prodotto non è originale.

I prodotti contraffatti e piratati che violano i DPI dei titolari italiani provengono, principalmente da Cina, Hong Kong e Turchia. Anche se l’Italia ”vanta” anche una produzione “locale” di falsi. Ma tutto questo che conseguenze ha per la nostra manifattura, le nostre filiere produttive e i posti di lavoro regolari?

Il costo pagato ingiustamente dai consumatori italiani nella convinzione di acquistare un prodotto autentico ammontava a quasi 8,3 miliardi di euro. Un danno per grossisti e dettaglianti italiani pari a quasi 8 miliardi di euro. Per le aziende ”vittime” di violazione di marchi e brevetti , il danno ammonta, invece, a 24 miliardi di euro, e questo fa perdere 88mila posti di lavoro regolari solo in Italia.

Infine, c’è l’erario. Tra minori introiti di Iva, Ires e contributi previdenziali, contraffazione e pirateria – si stima, sempre – si mangino, ogni anno, oltre 10 miliardi di euro che avrebbero potuto aiutare il Sistema sanitario nazionale e i sostegni alle imprese in questi duri tempi di pandemia.

(fonte: IlSole24Ore.it)