#NFF: Ricordando Giancarlo Siani

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NAPOLI – In occasione della celebrazione del trentennale della scomparsa di Giancarlo Siani, giornalista di “Il Mattino” assassinato dalla camorra la notte del 23 settembre 1985, al cinema “Metropolitan” di via Chiaia nell’ambito del Napoli Film Festival lo scorso mercoledì 30 settembre si è svolto l’evento “Ricordando Giancarlo Siani”.
Per l’occasione è stato proiettato il film di Marco Risi “Fortapàsc” (2009) preceduto dagli interventi dello stesso regista, dello sceneggiatore Andrea Purgatori e dell’attore protagonista Libero de Rienzo, moderati dal vicedirettore di “Il Mattino” Federico Monga.
Il film, da un’idea dello stesso Risi e dei due sceneggiatori Andrea Purgatori e Jim Carrington ed ispirato al romanzo “L’abusivo” di Antonio Franchini, nacque dall’esigenza di ripercorrere il più realisticamente possibile l’ultima estate della vita di Giancarlo fino al drammatico omicidio a bordo della sua Mehari, avvenuto solo pochi giorni dopo il compimento del suo ventiseiesimo compleanno. Tra l’altro il ritrovamento della Mehari in un agriturismo siciliano ad una sola settimana dall’inizio delle riprese fece sì che venisse utilizzata per il film, dopo essere stata ridipinta del colore originale, un verde chiaro.

Marco Risi
Marco Risi

Lo scopo perseguito da Marco Risi – che dedicò il film al padre Dino, scomparso qualche mese dopo il ciak – consisteva come ha ripetuto più volte nel corso dell’intervista nel rendere cinematograficamente l’ambizione di Giancarlo, la stessa di un giornalista appassionato che svolgeva il suo lavoro con professionalità come corrispondente da Torre Annunziata per Il Mattino, e non come quella di un “eroe predestinato” consapevole dei rischi della sua professione.
È certamente il suo coraggio ad emergere con forza dalla visione della pellicola, ma soprattutto la determinazione nel portare avanti un ideale di verità, destinato a scontrarsi con la necessità di occultamento perseguita dalla malavita organizzata e dal giro di connivenze e ambiguità ad essa legate. Ma nella messa in scena di 108 minuti di Marco Risi viene anche documentata l’altra parte dell’esistenza di Giancarlo, diviso tra la sua fidanzata Daniela e le preoccupazioni di una madre apprensiva rappresentata solo da una voce fuori campo, come anche suo fratello Paolo – presente in un brevissimo cameo – e del sogno di diventare “giornalista giornalista”, di stipulare finalmente un contratto regolare e di realizzare vere inchieste e volumi che documentassero con fedeltà quello cui assisteva quotidianamente.
Ci sono voluti 12 anni, traversie processuali e la collaborazione di tre pentiti, per conoscere finalmente i mandanti di quel truculento assassinio. Giancarlo fu il primo e l’ultimo giornalista ad essere ucciso dalla camorra, uno scomodo cronista che era necessario elminare prima che ulteriori inchieste facessero rinvenire altri importanti indizi. Ancora oggi parlare di Siani desta preoccupazione in quelli cui occultare sospetti è un’esigenza prioritaria.
Marco Risi ha spiegato che le riprese avvennero in un clima di ammirazione e rispetto, non alieno tuttavia da episodi di ambiguità. Ha pertanto ricordato che in occasione della presentazione del film in un cinema di Torre Annunziata – manifestazione fortemente voluta da Bassolino per dimostrare quanto nella cittadina vesuviana quel clima di tensione fosse solo un ricordo – qualcuno dimostrò il suo dissenso, urlando a gran voce: «Non è cambiato niente».
Risi ha inoltre aggiunto che in platea, al momento della conclusione, insieme all’applauso liberatorio di quanti ricordavano con affetto la figura di Giancarlo, qualcun altro rimase invece immobile a braccia conserte e con lo sguardo minaccioso « … quasi a rimarcare il possesso di quel territorio».
Purgatori, De Rienzo e Risi
Purgatori, De Rienzo e Risi

A rivestire un ruolo così delicato come quello di Giancarlo fu scelto Libero De Rienzo, candidato per questo film al David di Donatello, che ha dichiarato di essere rimasto subito molto colpito dalla sceneggiatura, alla cui stesura Andrea Purgatori ha sottolineato di essere stato agevolato dall’esperienza nella professione. Giornalista professionista dal 1974, Purgatori ha infatti conseguito il Master of Science in Journalism alla Columbia University a New York City nel 1980.
«Ho cercato di mettermi accanto al personaggio di Giancarlo – ha chiarito Purgatori – Immaginavo di seguirlo nei suoi servizi. C’è una scena sulla spiaggia in cui il caporedattore gli spiega la differenza tra giornalisti-giornalisti e giornalisti-impiegati, una scena inventata, ma che credo renda bene il senso della professione, così come la svolgeva Giancarlo. Una professione nella quale si deve fare ciò che viene richiesto: e cioè raccontare, perché solo attraverso il racconto si rende un servizio pubblico, consentendo ai cittadini di esprimere un giudizio politico.
È questo quello che restituisce al film un’anima, grazie alla quale continua a funzionare. Oltre alla memoria di Giancarlo, continua a vivere ciò che ci ha insegnato: se esiste un’informazione indipendente vuol dire che questo è un Paese democratico».

Francesca Mancini