Lenuccia di Vico della Neve: l’intervista a Pietro Gargano

Lenuccia“Lenuccia di Vico della Neve. Una donna nelle Quattro Giornate che salvarono tutti gli ebrei”, ed. Tullio Pironti, è l’ultimo libro del giornalista porticese Pietro Gargano.
Il libro verrà presentato in anteprima martedì 9 dicembre nell’ambito della rassegna letteraria “Ti presento un libro”, organizzata dall’Amministrazione comunale di Portici e dall’Assessorato alla Cultura, retto da Raffaele Cuorvo.
L’ultima fatica letteraria di Pietro Gragano narra la vera storia di Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia, nata Napoli il 2 febbraio 1920 nel quartiere Stella.
Maddalena Cerasuolo partecipò con un ruolo più che significativo alla rivolta contro gli occupanti tedeschi passata alla storia come le Quattro Giornate di Napoli.
Dal 27 al 30 settembre la popolazione stanca e affamata insorse contro gli ex alleati che razziavano uomini abili e andavano a caccia di ebrei per deportarli nei lager.
Figlia di un partigiano, Lenuccia contro il parere del padre partecipò ai moti combattendo attivamente agli scontri armati del quartiere Materdei. Indomita, generosa e coraggiosa, fu sempre in prima linea, offrendosi nonostante i seri rischi di parlamentare con i nemici.
Maddalena partecipò anche alla battaglia in difesa del Ponte della Sanità con i partigiani dei rioni Materdei e Stella guidati dal padre Carlo, dal tenente Dino Del Prete e dall’ufficiale dei vigili del fuoco Vinicio Giacomelli.
Oggi quel ponte porta il suo nome. In seguito fu insignita della medaglia di bronzo al Valor Militare e abbracciata con gratitudine dal generale Montgomery.
Poi più nulla. Presto venne dimenticata. Eppure la sua attività di pasionaria continuò oltre Quattro Giornate. Lenuccia voleva raccontare, ma le sue vecchie storie non interessavano più nessuno. Morì il 23 ottobre 1999.
Ed ecco che Pietro Gargano, ricercatore appassionato, ri-scopre questa grande figura di Napoli, quasi per caso e …
Lo Speaker ha incontrato l’autore per parlare del libro a lei dedicato
È la prima volta che viene presentato “Lenuccia”?
Si, è un’anteprima, tanto che alla presentazione di martedì non avrò neanche le copie del libro.
Com’è stato incontrare Lenuccia?
Nella sostanza è un romanzo storico basato sulla verità dei fatti. Il tono è letterario ma le vicende sono realmente accadute. Per me è stato emozionante scrivere su di lei, nel senso che ho scritto ascoltando i fatti registrati dalla voce di Lenuccia. Ero amico di un fotografo del Museo Nazionale, Gennaro Morgese, e non sapevo che era proprio il figlio di Maddalena Cerasuolo. Trovandoci a parlare, Gennaro mi disse una volta: «Lo sai che Lenuccia era mia madre?», e mi prestò questi nastri che aveva inciso.
Lenuccia voleva parlare sempre della sua esperienza, ma ad un certo punto nessuno voleva ascoltarla più … In famiglia avevano anche per paura di rivangare quei fatti perché stava cambiando la politica, e lei si sfogava con il registratore. Ho lavorato sulla sua viva voce, praticamente in presa diretta. Molto emozionante, devo dire.
Sul piano storico, il libro insiste molto su un particolare che è stato troppo a lungo trascurato: le Quattro Giornate impedirono che la deportazione degli ebrei cominciasse da Napoli, com’era stato stabilito dai tedeschi.
Quindi le Quattro Giornate prendono una dimensione storica diversa. Lavoro anche come ricercatore sui fatti. Ci sono molte cose che non si dicono. Ad esmpio furono oltre 1500 morti. Altro che i 127 censiti ufficialmente! Fu un’epopea.
Nel tuo libro Lenuccia è tratteggiata come l’allegoria di Napoli?
Anche. Ma Lenuccia fu la parabola della decadenza della Città. Maddalena non riesciva a spiegarsi come in pochi mesi – lo racconta nei nastri – le persone che avevano combattuto insieme sulle barricate si trovassero improvvisamente avversari, divisi: da un lato i comunisti e socialisti e dall’altro i democristiani e i liberali. Non solo, non se ne faceva capace. Diceva: «Ma commo, ha avuto ‘st’occasione!…»
Infatti è stata una delle occasioni perse da Napoli. E la città che sparò contro i tedeschi dopo tre anni al Referendum votò all’86% per la monarchia. Lenuccia ebbe una grande delusione.
Lenuccia e gli alleati angloamericani. Come visse quei momenti?
Li visse come tutti i napoletani. In quel periodo si sposò. I suo racconto dell’incontro con il futuro marito è un racconto bellissimo. Lo conobbe nella sede di reclutamento dei partigiani per il Nord all’inizio di via Duomo, diventata per l’occasione una sala da ballo. Facevano un gara di boogie woogie a squadre. Non era la prima volta che si incontravano: durante la battaglia di Materdei Lenuccia aveva requisito un’auto per soccorrere un ferito, dimenticando però di mettere la bandiera bianca. Il futuro marito, anch’egli partigiano, non riconoscendola amica, le aveva sparato addosso per fermarla, fortunatamente senza colpirla. Tra i due l’amore cominciò con un dialogo surreale, Quando lui le disse: «Ma io ti conosco!», Lenuccia pensò ad un’approccio galante e lo mandò a quel paese. Lui continuò: «Ma comme? I’ t’aggio sparato ‘ncuollo!»
Tipa tosta Lenuccia, eh?
Molto. Tanto che dopo le Quattro Girnate per sei mesi lavorò per i Servizi Segreti inglesi. Compì tutta una serie di missioni. Andò sicuramente in Corsica, verso Cassino e a Genova, dove rischiò addirittura di essere fucilata.
Una grande personalità, dunque.
Una grande personalità attraversata dalla passione, perché si trovò a combattere nelle Quattro Giornate per seguire il padre capopartigiano della zona di Materdei. Lenuccia era poi cugina del piccolo Gennarino Capuozzo, ucciso a 11 anni durante i combattimenti: fu proprio lei che recuperò il mattino successivo il corpicino caduto sulla terrazza …
È un peccato aver tenuto così in ombra una figura così importante di donna napoletana …
Eh, lo so … Ma purtroppo Napoli è una città senza memoria in un Paese senza memoria. Se si chiede ai ragazzi di oggi  che cosa sono le Quattro Giornate cadono dalle nuvole: «Ma che so’?». Invece abbiamo l’obbligo della Memoria.
Dopo “Lenuccia” quali sono i prossimi progetti?
Per il momento posso dire che per Natale uscirà il VII e ultimo volume dell’Enciclopedia della Canzone Napoletana. Sono inoltre appena usciti otto miei volumetti allegati la domenica al “Il Mattino” sulle eccellenze napoletane.
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Tonia Ferraro