Sul commento di Erri De Luca sulla qualità della vita a Napoli.

1 dicembre 2012 15:16 5 commenti

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Napoli penultima città in classifica per la qualità della vita.

Il poeta dice e difende:

«Ignoro i criteri di valutazione ma dubito che siano adeguati allo scopo. C’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, con bar, negozi, locali aperti e frequentati, a differenza di molte città che alle nove di sera sono deserte senza coprifuoco. Considero qualità della vita poter mangiare ovunque cose squisite e semplici a prezzi bassi, che altrove sarebbero irreali. Considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo. Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera. Considero qualità della vita l’eccellenza del caffè napoletano e della pizza. Considero qualità di vita la cortesia e il sorriso entrando in un negozio, la musica per strada. Considero qualità della vita la storia che affiora dappertutto. Considero qualità della vita la geografia che consola a prima vista, e considero qualità della vita l’ironia diffusa che permette di accogliere queste graduatorie con un Ma faciteme ‘o piacere. Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare».

Erri De Luca

Che dire.

Quando un poeta è un vero poeta sa muoversi con abilità e leggerezza con le parole in un territorio linguistico di margine, dove può sfiorare accarezzandolo, o meglio strusciandolo, il luogo comune, lo stereotipo con un unico solo obiettivo, quello di difendere la bellezza, che solo in quel territorio, oltre i confini di ciò che appare scontato, è possibile rintracciarla. È possibile rintracciarla perché è lì che si è libera da ogni peso del luogo comune.

È facile, fin troppo facile, dire che a Napoli c’è una qualità di vita estremamente negativa, che si muore ammazzati, innocenti.

Che niente funziona, che ci sono periferie degradate e si soffre, che si vive assuefatti dalla perversa logica della furbizia, che è una città e una provincia governata da amministratori sconsiderati e che rappresentano spesso il male di questa città.

Ma questa è una città complessa e la qualità della vita va considerata nella sua complessità e non con una parziale visione, nel male come nel bene.

Napoli è una città unica. Ad ogni parziale visione della città di Napoli non può che corrispondere una parziale considerazione di qualità di vita in questa città e una immagine parziale che è sempre uno stereotipo, una cartolina, sia essa del pino o del cumulo dell’immondizia.

Allora grazie ai poeti, grazie a maestri della parola, come Erri De Luca , che senza timore, con coraggio e onestà intellettuale, accarezzano, strusciando con le loro parole, quei luoghi comuni, in quel territorio linguistico dove solo la poesia riesce a muoversi.

Grazie a quei poeti che parlando di Napoli usano  come un urlo la parola pizza, o la parola caffè, o la parola Posillipo, per mettere sul piatto della bilancia un contrappeso ai freddi indicatori usati per misurare qualcosa di non facilmente misurabile.

Quelle parole, così usate dal poeta, abbandonano il luogo comune e alchemicamente si trasformano in metafisici simboli  universali che rappresentano, nell’immaginario collettivo mondiale, il bene di Napoli.

Grazie Erri.

(Fonte foto: web)

Mario Scippa

5 commenti

  • Amelia Imparato

    Il disfattismo pressapochistico di certe “misurazioni”non sanno contemplare l’abnegazione quotidiana di quanti infaticabilmente si rimboccano le maniche, riinventandosi il presente. Un termometro accurato, invece oggi misurerebbe il fermento culturale, che si agita nel capoluogo. Le statistiche di cui si fa riferimento nell’articolo, non sono che le solite casse di risonanza di una cultura egemonica, che non sa e non vuole incontrare l’altro da sé. La realtà partenopea così complessa e contradditoria, va scandagliata ” cum granu salis”, mentre le misurazioni standarizzate, non fanno che alimentare esponenziailmente luoghi comuni e sterili pregiuduzi. Meravigliosa ed illuminante intervista ad E. De Luca, di M. Scippa. Grazie per la riflessione che ci hai offerto.

  • Amelia Imparato

    Io concordo e mi sento di aggiungere che questo facile disfattismo pressapochistico,ricavato da tali statistiche, sia incapace di misurare l’abnegazione quotidiana di quanti si rimboccano realmente le maniche per “reinventarsi” il presente,in una realtà tanto semplicisticamente fotografata ed altrettanto vituperata. Credo invece che tali dati siano solo capaci di alimentare facili luoghi comuni che striscianti da sempre in una pseudo-cultura di tipo egemonica, non fanno altro che insinuarsi nella facile “colpevolizzazione” dell’altro da sè,e facciano solo da cassa di risonanza distorta alle realtà che pretetendono di “misurare”.Tali “statistiche sulla vivibilità”, oltre ad essere fuorvianti, non fanno che alimentare vecchi stereotipi. Risultando incapaci di tastare il reale fermento culturale che anima il capoluogo. Ad esempio anche il curatore di questa pagina che mi permette di dare visibilità al mio punto di vista, è in questa “trinceWa” mediatica,pervicacemente impegnato in una miriade di iniziative di spessore socio-artistico-culturrale assieme al folto gruppo di intellettuali che condividono l’impegno culturale a trecentosessanta gradi. Per cui io ritengo che per coloro i quali in questi anni hanno dimostrato le loro doti di “mediatori” culturali, capaci di dare visibilità e farsi interpreti del fermento intelletuale, vadano sostenuti in questa “solitaria” opera di rinvigorimento e rigenerazione del”bello”, uso una citazione, cara al gruppo di Scippa Mario, impegnato in tal senso da illo tempore, a prescindere da quello che i mezzi di informazione schierati siano ancora in grado di registrare.

  • Mario Scippa

    Una risposta alla nota di Peppe Lanzetta

    Caro Peppe, a mio avviso non credo che si tratta di dissentire o meno, io credo che ci sia un grande frainteso nella lettura di queste parole di De Luca. Mi spiego. Il frainteso sta ne fatto che io non credo che si possa essere d’accordo o non con Erri de Luca in quello che ha detto in questo scritto, perché non credo che sia un invito a mettere la testa nella sabbia tralasciando tutto quello che non va, non è il tipo De luca a rivolgere un invito del genere. La sua è una esternazione da poeta, e come tale va letta. I luoghi comuni che lui usa, li usa come un urlo, per evidenziare quella che lui definisce la più evidente manifestazione di quella potente energia naturale che dal centro della terra vincendo la forza di gravità si espande verso tutti i punti dell’universo attraversando ogni cosa (la bellezza), che insieme ai freddi indicatori -altrettanti luoghi comuni, usati per stilare la classifica della qualità della vita nelle città, che mettono in evidenza solo ciò che è strettamente funzionale ad una città, omologando e classificando le città in uno standard funzionalistico, senza tener presente che le città, tutte le città, hanno caratteri diversi l’una dall’altra e la qualità della vita non può essere misurata con un unico metro- mettono in evidenza un carattere estremamente complesso che non può misurarsi da un solo punto di vista, e paradossalmente invita per le prossime statistiche ad eliminare Napoli, perché è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare. E io sono d’accordo col poeta, Napoli è una città troppo esagerata, troppo, è l’incarnazione esatta dei quattro elementi fondamentali, acqua fuoco terra aria, è la città dove convive la luce e il buio, dove senza l’una non può esserci l’altra è la città dove ci sono persone come te che mettono in evidenza il suo lato bello, come me che si sforzano di fare cultura senza l’aiuto di nessuno sacrificando tempo e soldi solo per l’amore della cultura, e di tanti altri ancora come me e come te, che esistono solo per urlare al mondo che napoli è altro e non solo ciò che la fa declassare agli ultimi posti delle classifiche, ma pare che negli ultimi anni il vero stereotipo di napoli non è tanto il pino e la cartolina e la pizza, ma la camorra la munnezza e la metropolitana che non cammina, Napoli è anche l’urlo di chi mette in vita la bellezza, che vive a napoli come me come te, e come altre centinaia di migliaia di persone, e chi vive fuori napoli, come de luca e altre centinaia di migliaia di persone. Io credo che solo la forza della bellezza potrà aiutarci, solo la potenza e leggerezza vera della bellezza potrà salvare questa città e null’altro, nessun politico, nessun masaniello, nessuna denuncia delle negatività nessuno, ma solo la sinergia costruttiva di tutte le forze positive messe insieme, tutte insieme con un unico obbiettivo e fine, quella di far emergere la bellezza, che è la sola forza che ci può salvare. Saluti con affetto e stima. M.S.

  • Mario Scippa

    la nota di Peppe Lanzetta a cui mi riferisco è pubblicata sulla sua pagina Facebook nella quale parafrasando de Luca l’attore dice:

    «Caro Erri, leggo la tua dichiarazione per Napoli, ma mi dispiace dissentire. Considero qualità della vita 2 ragazzi su un motorino che scippando un rolex uccidono un turista, considero qualità della vita la Vanella Grassi a Secondigliano, considero qualità della vita la morte di Lino Romano ucciso innocentemente, considero qualità della vita la morte di Silvia Ruotolo, considero qualità della vita la morte del ragazzo pizzaiolo a calata Capodichino, considero qualità della vita la morte di Gelsomina Verde, considero qualità della vita l’ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, considero qualità della vita il manto stradale completamente divelto in via Toledo già via Roma, un tempo la passeggiata dei Napoletani che scendevano dai paesi e che ora in un sabato sera di pioggia rassomiglia a Baghdad, considero qualità della vita le biciclette disegnate per terra lungo i marciapiedi per indicare una pista ciclabile che nessuno si sognerà mai di percorrere, considero qualità della vita lo smarrimento negli occhi dei ragazzi del lotto zero di Ponticelli nelle sere bugiarde e assassine».

  • E adesso l’analisi dovrebbe essere fatta, dopo tanti anni, con maggiore coscienza e consapevolezza. Perciò si studia, perciò si cresce.Erri de Luca dice sempre con grande valore etico e poetico le sue parole. Le sente veramente. Non ama molto Napoli, e io, napoletana doc, non credo di amarla più tanto. Vedo spettacoli vita culturale innovazione ricerca nelle altre città, e qui Napoli sembra una bella decadente signora che va verso il disfacimento. Non si combatte per nulla di collettivo, comune. Tanti anni fa ci piacevano anche i guappi, ora Lanzetta parla di ragazzi killer, e abbiamo sbagliato. C’erano tante cose da chiedere, alloggi scuole, mense asili nido, ospedali etc C’era da capire che l’illegalità porta anche alla camorra. Lentamente, gradatamente s’inietta un veleno nelle viscere della città e dell’interland. Dovevamo con forza chiedere allo
    Stato di provvedere a azzerare le diseguaglianze. Erri de Luca è stato due mesi in carcere per questo. E Beppe Lanzetta è politicamente ambiguo. Ci stanno togliendo tutto ,come fece reagan la Thatcher,e ora Monti e noi giustifichiamo
    i ragazzi killer, il fatto che le ragazze non possono uscire la sera… E diciamo sempre così:Basta che ‘ce sta a salute…’ma quale salute, qui ci tolgono la sanità, i ragazzi uccidono per 700e. E’ per questo che bisognava battersi aLLORA ED ORA. ERRI, Sì, LO CONOSCEVO:è STATO IN CARCERE PER QUESTE LOTTE, PER L’UGUAGLIANZA . A noi piacevano anche i guappetielli, i venditori abusivi di sigarette. E ora abbiamo un terreno disastrato dalla camorra, inquinato. E ora non è che siamo poverielli, ma vinti umiliati offesi. Perchè pensiamo sempre ad essere simpatici, cordiali, emotivi. Non abbiamo lottato per i diritti , il lavoro il welfare.E ora godiamoci il degrado di edifici e strade, cemento, diossina droga killeraggio che ci ha portato la camorra. Il silenzio ha già ucciso.
    Sono sempre d’accordo con Erri. So che ha pagato tutto, che ha fatto il muratore, l’operaio. il carcerato. Conosce bene queste cose. ma come si vive in una città che tollera gli omicidi di gente innocente, che non ha il senso del bene comune. Come si fa a stare zitti e a giustificare i killer? Nenache le mozzarelle sono più mangiabili.
    Caro Peppe, non si tratta di Robin Hood, vnè di anarchismo, si tratta di gente che ci ha distrutto il territporio.
    Valore è vivere, amare, salvare, chiedere anche a costo di andare in galera, ma davvero, per tutti , non per 700e. La camorra c’è dove il popolo tace e è omertoso di fatto. E erri de Luca ha fatto una vita dura per lottare. Ora tenta di vedere qualcosa didecente nella sua città, ma non la conosce più bene. Lanzetta sì. Può lottare e rischiare come altri hanno fatto. Può dire di più. Mi sa che vanno più di moda i mascalzoni, quelli che non rispettano leggi. Bisogna parlare. Bisogna denunciare. Anche a costo della vita

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