Per non dimenticare

14 giugno 2015 11:36 0 commenti

24 maggioManifestazioni militari, parole di politici, raduni di corporazioni, messe di requiem per i morti della prima guerra mondiale e per tutti i morti delle guerre, si sono svolte il 24 maggio in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, contro gli ex alleati del triplice patto di ferro.

Ricordare con manifestante retorica ed enfasi, oggi dopo cent’anni, la prima guerra mondiale, solo perché alla fine la si è vinta, non è patriottismo bensì  è opportunismo

La guerra su menzionata, combattuta da ambo i fronti con enorme dispendio di vite umane, ha prodotto  principalmente centinaia di migliaia di morti,  di tribolazioni per i sopravvissuti, mutilati nel fisico e nell’animo, difficoltà ed impoverimento per milioni di persone che nel conflitto hanno perso i loro cari,  per moltissimi  anche i loro beni

In realtà fu una follia umana. Da dimenticare. Per non dimenticare … che non è proprio andata come i nostri mentori ce l’hanno descritta.

La  “guerra”  fu iniziata nel 1914 da coloro  che in seguito sarebbero stati i nostri nuovi alleati. Sì vinta con il nostro aiuto, ma anche con l’aiuto dei soldati inviati dalle loro colonie e l’indispensabile supporto dell’economia e dei soldati americani.

Assieme logorammo e piegammo la resistenza della compagine Austro -Ungarica -Tedesca, forte di milioni di soldati addestrati alla guerra, armati di nuove armi potenti ed innovative.

I nostri eroici soldati, in gran parte contadini reclutati nelle campagne del sud Italia, dopo un miserabile addestramento militare di pochi giorni furono inviati in prima linea contro un nemico che nemmeno conoscevano, data la stragrande ignoranza  popolare del tempo.

Ai militari in prima linea erano  distribuite  grandi razioni di cordiale prima della battaglia, allo scopo d ‘infondere un po’ d’euforia per far loro racimolare la forza con l’ebrezza: andavano incontro ad una morte quasi certa. Tutto per conquistare solo poche centinaia di metri, che il giorno appresso quasi certamente avrebbero perduto.

Se vi erano soldati che si rifiutavano di andare all’assalto delle armatissime linee nemiche, c’era la decimazione, che li spingeva ad uscire dalle trincee. Fu uno degli ordini infami decretato dal generalissimo  Cadorna,  che vedeva nei soldati solo carne da mandare al macello, ed era il Capo indiscusso dell’esercito, fino alla disfatta di Caporetto.

Per il soldato uscire o non uscire  era lo stesso:  andare  a morire falciato dalle moderne mitragliatrici nemiche, come spighe mature del  campo di grano, o essere fucilato dall’arma dei carabinieri come un traditore, questa era la scelta  terribile!

Chi sopravviveva doveva affrontare inverni durissimi, come quello del  ’16-’17, con metri di neve che ricoprivano le trincee, o riparati in baracche di fortuna tra pidocchi, pulci, freddo, malattie, rancio spesso freddo o immangiabile.

Per non dimenticare … che  su quelle montagne, su quei campi, sulle rive dei fiumi si svolsero fulgidi atti d’eroismo, espressi da giovani Fanti, Genieri, Alpini, Marinai e dei componenti di  tutte le altre forze armate. Compresi alcuni reparti di soldati  americani che ci vennero in aiuto: fra loro Ernest  Hemingway. Tutti diedero il meglio di se stessi  per salvare l’onore infranto della Patria, svilita dal voltagabbana di pochi che trascinarono il Paese alla guerra.

Ricordare per non dimenticare… che i soldati tutti, o quasi, furono reclutati di forza all’ultimo momento, e mandati in breve, senza un vero addestramento, a combattere, a morire in prima linea.

Ricordare per non dimenticare che nella sventurata ipotesi di una terza guerra mondiale, di cui le premesse si incominciano a vedere sul fronte ucraino con la Russia di Putin che mostra i muscoli alla NATO,  il Medio Oriente infuocato da guerre e da massacri compiuti dal nuovo califfato che minaccia di arrivare a Roma, e dalle tante guerre in corso in Africa.

Si potrebbe già dire che la III guerra mondiale è cominciata.

E noi Italiani come siamo messi ad esercito? Le notizie ci danno 180.000 soldati effettivi,che devono calare a 150.000, fra questi vi sono quasi mille generali, uno ogni 180  soldati, un numero svariato di colonnelli ed ufficiali, senza contare quelli richiamabili, di riserva.

Complessivamente le quattro forze armate hanno un effettivo di: ufficiali   29.171  sottufficiali (marescialli) 103.020, sottufficiali (sergenti)40.121,truppa164.553, allievi scuole 2.263,  Totale 339.128.   (dati del 2014)

Da considerare che gran parte degli ufficiali e marescialli sono già alla soglia della fine carriera, e che comunque non sarebbero validi in combattimento.

Nel  malaugurato caso vi fosse bisogno di incrementare la truppa? Ci troveremmo alla stessa stregua del 1915: una enormità di giovani dovrebbero essere arruolati, e di loro nessuno o quasi con un minimo di addestramento.

Che fare? La cosa più sensata sarebbe rimettere in piedi la leva obbligatoria, condotta però con termini e tempi adeguati ai giorni nostri: tre mesi di vero addestramento senza perdite di tempo, poi una rinfrescata di quindici giorni ogni due anni fino ad un’età compatibile, niente renitenti alla leva. Obbligatoria per tutti! I disadattati e i renitenti possono occuparsi delle furerie dei servizi ed essere esonerati dall’uso delle armi. Si creerebbe così un organico di difesa nazionale attivo e addestrato, una garanzia per la difesa ed un rinnovato senso patrio che attualmente manca in molti cittadini, sopratutto nei giovani.

Ricordare per non dimenticare …  che i nostri emigranti che se ne andavano da casa Italia per il mondo, in cerca di vita migliore e lavoro, come purtroppo accade ancora oggi, tutti  erano, e sono, muniti di passaporto o di carta di riconoscimento, possibilmente avevano, o hanno, un contratto di lavoro in mano, in tasca  una “Visa2 , che permetta  loro la sopravvivenza. Tutto ciò per poter entrare in un Paese straniero ed essere accettati.

Oggi con la rete globale poco ci vorrebbe istituire un centro per l’accoglienza dei veri profughi richiedenti asilo all’Europa.  I profughi direttamente dal loro Paese  tramite il telefonino che tutti hanno, potrebbero chiedere aiuto ed essere aiutati senza sottoporsi ai mercanti di uomini e a spese enormi, ancor meno ai rischi di essere sfruttati  o brutalizzati, al morire in mare, o alla pratica di riconoscimento del diritto  di profugo che prima di essere espletata da un Paese che si dichiara civile come il nostro in media passano da 12 a 18 mesi.

Così l’Europa  invece di mandare le navi a poche miglia dalle coste libiche a raccogliere  dai barconi sovraccarichi tutto e tutti, possono attraccare in porti sicuri e prendere a bordo solo i veri rifugiati, muniti di documenti di riconoscimento, evitando il caos che tuttora impera in Italia ed in Europa, respingendo barche e barconi di  migranti illegali che  liberamente invadono l’Europa, vivendo di sussidi impropri e criminalità. E senza incorrere nel rischio di portarci a casa terroristi e tagliagole.

 Gilberto Frigo, l’uomo del nord

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