Migranti

7 ottobre 2013 07:20 0 commenti

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Immagini che difficilmente riusciremo a dimenticare. Quattro bare bianche in prima fila, ognuna delle quali ha un fiore e un peluche sopra: all’interno dei corpicini senza vita. Quattro vite spezzate, senza nome, solo numeri. Dietro, altri feretri: sono più di cento, un numero che, purtroppo, è destinato a salire. Sono le vittime dell’ennesima tragedia del mare, a Lampedusa. Sono migranti, ma sono soprattutto esseri umani alla ricerca disperata di una speranza.

Nel suo articolo, il nostro Uomo del Nord propone delle soluzioni a questo fenomeno.

Lo Speaker

Ancora una volta il mare Mediterraneo si riempie di barconi di profughi, di migranti, di morti…

Isola di Lampedusa: terra piena di speranze, di dolore, terra di gente generosa, che dona il proprio tempo, che dà accoglienza ai disperati del nord Africa, che non si tira mai indietro.

Le migrazioni ben si sa ci sono sempre state da quando l’uomo si è presentato sulla faccia della terra. I profughi sono figli della guerra, delle carestie, delle crisi: la vergogna moderna, l’insulto all’umano scibile.

Ogni persona ha il diritto di vivere dove è nata, con usi e costumi della propria gente d’origine. Dover andare profughi per guerre, o chiedere la carità per vivere, è molto doloroso. È dovere perciò d’ogni Stato civile dare loro un aiuto, una sistemazione adeguata, un lavoro, un futuro.

Per il migrante, la cosa è ben diversa. Se fugge dalla realtà del proprio Paese in cerca di fortuna, di migliorare il suo stato, non ha diritto di invadere i confini d’altre nazioni senza prima chiedere un permesso d’entrata, soprattutto in momenti difficili come gli attuali.

Non è detto che debbano per forza essere rifiutati, ma ogni civile società deve avere la possibilità di decidere se e quanti migranti può accogliere ogni anno, pianificando per questo un’entrata organizzata, temporanea o definitiva secondo il momento ed il caso che sia.

Non ci si può prendere a carico vitto, alloggio, istruzione, impertinenze, sopraffazioni di sfaccendati senza arte né parte. Gente che per lo più per sopravvivere si da alla macchia, senza permesso di soggiorno, senza fissa dimora, senza regole, facendo i commerci più disparati in barba a leggi ed anche gabelle che asfissiano i nostri commercianti.

Questo non significa no ai migranti, vuol dire invece sì ai migranti , ma per richiesta indirizzata a lavori utili socialmente ed economicamente, vuol dire no a criminalità, no a carceri strapiene di gente che delinque d’abitudine, vuol dire niente pietosismi infruttuosi, perché la civiltà acquisita si deve mantenere e difendere.

I nostri emigranti dei primi del novecento e quelli attuali a causa della persistente crisi economica, hanno preso la valigia e sono partiti sì  in cerca di fortuna, ma con una richiesta di lavoro preventiva in mano, con una professionalità concreta, sicuri di trovare un lavoro nei Paesi di destinazione a cui  rivolgevano le loro speranze,  il loro domani, il loro destino. Avevano soprattutto  la volontà di lavorare e di rispettare le leggi e le usanze altrui, apportando benessere e ricchezza a chi li accoglieva.

Sarebbe opportuno che, dopo averli soccorsi ed accertato la loro identità, riconosciuto lo status di profugo con tutti i diritti e doveri del caso, far loro un test attitudinale ed avviarli verso centri specializzati, non fatiscenti all’italiana, ma centri organizzati da personale esperto, serio e qualificato.

Centri sostenuti da tutta la Comunità Europea, al fine di integrarli con le lingue dei paesi che andranno ad accoglierli, in seguito alla loro richiesta, con l’insegnamento di mestieri o professioni che attitudinalmente più si adattano a ciascuno.

Creare così una nuova comunità costruttiva, integrata, che sarà utile al Paese accogliente e soprattutto a loro stessi.

A questo fine si possono utilizzare le strutture ex militari dimesse, da ripristinare per consentire l’accoglienza organizzata, dove per un periodo ben definito queste persone con usi e costumi, soprattutto con un’educazione differente alla nostra nel gran numero dei casi, possa essere inquadrata con disciplina, democraticamente trattata ed avviata all’apprendimento d’usi e costumi europei.

Non si deve però esercitare il solito assistenzialismo negativo, all’italiana. Si deve lasciare loro l’organizzazione relativa alla sussistenza, alla pulizia delle strutture, coinvolgendoli direttamente nell’organizzazione delle loro vite.

Programmare con validi insegnanti campi scuola, atti ad insegnare loro arti o professioni utili che potranno esercitare nei paesi d’accoglienza, così da integrarli progressivamente nella società, senza creare sacche di manovalanza per la criminalità. Naturalmente espellendo gli individui bellicosi e nullafacenti, svogliati o portati a delinquere.

Tutto ciò al fine di proteggere la parte sana dei profughi e gli abitanti naturali dei Paesi accoglienti. Si eviterebbero continue emergenze, criminalità diffuse e tutte le conseguenze mediatiche, economiche, strutturali improvvisate, che attualmente e da anni colpiscono la nostra Nazione, che è incapace di prendere decisioni serie e definitive, da concordare e finanziare assieme alla Comunità Europea, e alle  nazioni di là dal mare, che proditoriamente ce li inviano.

Se nel mare c’è una barca non si affermi che la Marina Italiana non è in grado di saperlo, perché oggi i mari sono continuamente monitorati da sistemi elettronici modernissimi, satelliti, sonar e quant’altro. Disponiamo fuori Roma di un centro di controllo del mare che sa anche se un tunisino o un libico mettono piede in acqua.

Non si faccia sempre finta di non sapere, per non prendersi la responsabilità del caso.

Chi deve intervenire lo faccia, senza che un Papa buono debba rimuovere coscienze assopite dal perbenismo e dalla retorica, dell’interesse personale.

Bello ed umano è stato il gesto di papa Francesco, andato a Lampedusa a portare conforto e ad onorare i morti del mare che cercavano salvezza in terra italiana ed oggi a dire VERGOGNA!!!

Si sono imbarcati su gommoni e vecchie carrette, per un viaggio pericoloso ed infimo, pagando cifre altissime a gente senza scrupoli, a delinquenti internazionali, che impunemente organizzano le traversate della speranza, della morte. Delinquenti  sempre impuniti, anche se ben noti, agli organismi internazionali addetti.

Meglio e meno costoso sarebbe che una o più navi militari europee copiassero il loro lavoro, organizzando e discernendo direttamente all’imbarco l’emigrante dal rifugiato politico. Possibilmente già nei porti più indicati e vicini alle emergenze, togliendo, di fatto, il lavoro ai delinquenti e sofferenze ai disperati che chiedono rifugio politico.

Si eviterebbero morti inutili e spese superflue e sarebbe un vero aiuto a chi ha veramente bisogno.

Ci risparmieremmo la vergogna, il dolore di dover ripescare dal mare più di trecento profughi, morti annegati, che cercavano speranza nell’Europa, come è successo nei giorni scorsi, come succede spesso, come succederà ancora domani, o più in là se non cambiamo il nostro cuore egoista.

Così la penso io.

Gilberto Frigo, l’uomo del Nord.

 

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