Maria Sofia, il giglio reale di Napoli

16 febbraio 2014 11:37 0 commenti

Maria SofiaMaria Sofia di Wittelsbach nacque il 4 ottobre 1845 a San Francesco, nella tranquilla e serena casa principesca di Possenhofen, terra tedesca, figlia di Giuseppe Massimiliano duca di Baviera, nipote del generoso Luigi II e sorella dell’imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria Elisabetta, la bellissima Sissi.

Sulla fronte graziosa di Maria Sofia palpitavano sogni romantici, il cuore generoso; civettuola, elegante, capace di rivaleggiare per gusto e fantasia con l’imperatrice francese Eugenia.

Amava particolarmente gli abiti di velluto nero che disegnavano bene la sua snella figura dalle proporzioni perfette; una mantiglia spagnola era spesso posata con grazia sul suo capo, esaltando un viso fresco, occhi neri a mandorla con tracce di verde nell’iride castano scuro, dolci e vivaci allo stesso tempo, naso sottile e rivolto all’insù, carnagione chiara e delicata, labbra sorridenti e ben disegnate, piene. Un insieme attraente e grazioso sottolineato da uno spirito gaio e da grande energia, da una bellissima voce.

Quando era ancora a corte in Baviera, con le tre turbolente sorelle, tutte sempre sorridenti e chiacchierone, era solita combinare mille birichinate.

Ottima cavallerizza, schermitrice, Maria Sofia eccelleva nel tiro alla pistola e con l’arco; non sapeva nuotare ma amava il mare, la natura, i fiumi, i laghi.

Riusciva a montare cavalli nervosi e adorava i suoi cani, da cui non si sperava mai e i pappagalli, ma come tutti i Wittesbach detestava i gatti.

Educata a corte con le sorelle e i tre fratelli, era cresciuta tra il verde della loro carissima, ricca e pacifica patria, tra gaie partite di caccia, balli, simpatici precettori, devotissime guardie reali e di caccia, ecclesiastici e cappellani cattolici, ministri e cortigiani giovani spesso carbonari ma fedeli e rispettosi sebbene molto arditi politicamente, che affascinavano con i loro racconti d’avventura i sogni delle 4 principessine.

I sogni di Maria Sofia e dei suoi fratelli galoppavano tra saghe celtiche, antichi sacerdoti druidi, esplorazioni verso le antiche Americhe dei Normanni, il mito la spada magica di Exalibur, Mago Merlino e Fata Morgana, rune e scritture celtiche.

I ragazzi Wittelsbach studiavano la storia tra verità e leggende della mitologia nordica, il Vello dOro, le vicende di Iperborea e di Atlantide; le loro aspettative erano popolate dagli eroi del Wallaha, dalle travolgenti Walchirie.

Maria Sofia, alta e sottile, alla sua fascinosa bellezza aggiungeva un grande coraggio, la fierezza e la classe. Innamorata dei grandi condottieri del passato, insieme alla sua passionale famiglia partecipava generosamente e con tutti i sensi alla vita della terra di Baviera.

Di prepotente natura sensuale, romantica, Maria Sofia amava anche la letteratura e la poesia tedesca; era fervente ammiratrice della corrente tedesca del Romanticismo e dell’inglese lord Byron. Sognava spesso mondi fiabeschi cari a Schiller e a Goethe, si dilettava con l’astrologia e la dottrina della reincarnazione; amava la musica, specie quella di Mozart, Beethoven, Vivaldi, Strauss.

Quando Maria Sofia crebbe, fu destinata in moglie al giovane Francesco Borbone Due Sicilie, primogenito di re Ferdinando II.

Di numerosa famiglia, la sua dote matrimoniale non fu particolarmente ricca: ammontava a 50mila fiorini bavaresi pari a 25mila ducati d’oro napoletani, tanto che il generoso suocero, giudicandola misera, vi aggiunse a suo nome 36mila ducati.

Francesco e Maria Sofia si sposarono per procura a Monaco di Baviera, nella Cappella Reale del palazzo avito l’8 gennaio 1859, dinanzi al re, alla regina, alla corte e agli ambasciatori, tra i saluti e le acclamazioni dell’Arcivescovo di Monaco e dell’ambasciatore del Regno delle Due Sicilie.

Il principe Leopoldo rappresentava Francesco; andò all’altare al braccio del fratello maggiore Luigi. Era la sposina più bella che mai vista: indossava un abito di broccato con un lungo strascico di velluto bianco, ornato di merletti e di fiori d’arancio; il velo era fermato da una corona di diamanti.

Cinque giorni dopo la giovane sposa partì da Monaco per Vienna, altra cornice di sogno, da dove col fratello Luigi e la sorella Sissi il 30 gennaio 1859 partì per Trieste.

Nel palazzo del governatore austriaco il 1 febbraio, verso mezzogiorno, avvenne la “consegna della sposa” all’inviato da Napoli, il principe Maresca di Serracapriola, e alla corte composta dalla duchessa Migliaccio di Partanna, dal principe di Petrulla, dal duca di Laurenzana, dalla duchessa di San Cesario e altre dame.

La cerimonia fu accompagnata dalla scorta dei soldati e insegne di casa reale di Baviera, il presentat’arm della guarnigione austriaca e dei marinai delle fregate da guerra napoletane Tancredi e Fulminante.

Il corteo reale nel pomeriggio s’imbarcò dunque alla volta di Bari tra il suono degli inni bavarese, austriaco e di napoletano, salutato con l’artiglieria a salve dalle navi in rada nei porti che man mano toccava durante il tragitto verso la costa pugliese, scortato da dall’intera squadra navale dell’ammiraglio Roberti.

Il convoglio reale arrivò a Bari nella mattinata del 3 febbraio, accolto da fuochi d’artificio, salve di cannone, fanfare militari e dallo scampanio a festa di tutte le chiese della città, da navi militari e barche di pescatori.

Ad attenderlo c’era lo sposo Francesco, elegantissimo come sempre nella sua divisa di colonnello degli Ussari; il duca di Calabria andò subito a salutare la moglie, incantato dalla sua bellezza e felice le fece il baciamano. «Buongiorno, Francesco» e «Buongiorno Maria», tra i sorrisi dei due giovani sposi, e poi la visita al re.

Ferdinando, inchiodato a letto da un grave attacco della sua malattia, commosso strinse a sé la bellissima nuora e con le lacrime agli occhi le disse tra italiano e napoletano: «Come sei bella, figlia mia! Beata chella mammeta ca t’ha fatto!» Lei rispose semplicemente: «Sono felice di conoscervi, Maestà re di Napoli».

Il matrimonio religioso venne celebrato nel Duomo di San Nicola con Tedeum solenne, e fu seguito da una festa con fuochi d’artificio, bande militari, fanfare, truppe schierate, tra la gioia del popolo e della nobiltà incantati da cotanta bellezza. Quindi, serata di gran gala a corte e il mattino successivo la partenza per Napoli.

Maria Sofia non legò mai con la suocera Maria Teresa d’Asburgo, troppo matriarcale e bigotta, seconda moglie di re Ferdinando, che non ammetteva che sua nuora vestisse da uomo, andasse a cavallo e amasse tanto le fotografie.

La giovane principessa amava le bellissime Regge borboniche, dove poteva scorrazzare con il suo cavallo; si estasiava davanti al golfo incantevole con le isole di Capri, Ischia e Procida. Sempre con il marito accanto, faceva spesso visita a chiese e siti archeologici, passeggiava tra i vicoli di Napoli, assaggiando dolci e gelati, e la lasagna napoletana, altra passione che condivideva con Francesco.

Si divertiva con le tarantelle e amava le canzoni napoletane, Pulcinella e il teatro buffo; seguita da pochi cortigiani e dame, scortata dalle guardie reali, l’equitazione rimaneva però la sua grande passione. Sovente cavalcava tra rovine e contrade da sogno, paesaggi adorabili dalla luce delicata, dove al blu del cielo si mescolavano i colori degli aranci, limoni, cipressi, la lussureggiante vegetazione mediterranea. Correva sul suo cavallo impetuosa, incompresa dalla corte napoletana codina e bigotta.

Dopo la morte di re Ferdinando II e Francesco salì al trono, l’apparente coesione della famiglia reale cominciò a sgretolarsi e la matrigna e i suoi fratellastri si unirono in una sorta di opposizione contro il nuovo re, che chiamavano Francischiello, quasi con ironia e disprezzo.

Presto arrivò il nuovo anno, il 1860: il 1 gennaio i due giovani sovrani ricevettero nella Reggia di Napoli gli auguri di tutta la nobiltà, degli ambasciatori e dei ministri.

Il 16 gennaio si tenne la festa di gala per i 24 anni di re Francesco; poi seguì il varo al Real Cantiere di Castellamare di Stabia della fregata da guerra Borbone; dunque la celebrazione della Settimana Santa di Pasqua al Duomo di Napoli.

Poi lo sbarco di Garibaldi.

Maria Sofia incitò e sostenne il progetto militare del marito di fermare gli invasori a Palermo inviando in zona rinforzi e generali giovani per poi attestarsi e resistere a Milazzo e Messina.

Quando le cose cominciarono ad andare male a causa degli imbelli generali borbonici e delle trame della mafia e della massoneria, la regina consigliò al marito di porsi alla testa dell’esercito per fermare Garibaldi in Calabria.

Lo Stato Maggiore non fu d’accordo con questo piano, e allora Maria Sofia suggerì vivamente a re Francesco II di dirigere l’esercito sul Volturno; plaudì orgogliosa alla vittoria di Caiazzo del 22 settembre, della battaglia del Volturno del 1 e 2 ottobre e al tentativo di riconquistare Abruzzi e Molise.

La sorte fu avversa al Regno delle Due Sicilie e Francesco II, con Garibaldi alle porte di Napoli, decise di lasciare la Città per Gaeta, al fine di proteggere la popolazione e di non coinvolgerla in una battaglia rovinosa

Maria Sofia rimase sempre al fianco di Francesco; anzi, durante i tre mesi dell’eroica difesa di Gaeta sostenne le azioni belliche borboniche, incoraggiando i soldati e curando feriti.

Rimase tetragona in prima linea fino alla resa del 13 febbraio 1861; una vera eroina del Wahlalla, tanto che perfino Cialdini evitata di far fuoco quando la regina appariva come una walkiria sugli spalti.

Fu una figura talmente luminosa in quel polveroso e sanguinario assedio che qualche tempo dopo ispirò un poeta come Gabriele D’Annunzio, che per lei scrisse l’ode La vergine delle rocce.

Partiti dunque i due sovrani in esilio per Roma, Maria Sofia tentò più volte di convincere re Francesco a porsi a capo dei guerriglieri filoborbonici; sempre al fianco del marito, continuò ad incoraggiare le azioni militari in tutto il sud.

Ad onta delle calunnie diffuse dal partito filoitaliano di Roma, la regina fu sempre fedelissima al re, da cui nel 1869 ebbe una figlia, morta precocissimamente, la piccola principessa Maria Cristina.

Delusi nelle proprie legittime aspirazioni, colpiti negli affetti più cari, Francesco e Maria Sofia lasciarono Roma e si trasferirono al nord.

Francesco, ultimo re del Regno delle Due Sicilie, morì nel 1894 ad Arco, nel Trentino austriaco; Maria Sofia, l’ultimo Giglio di Napoli si trasferì a Monaco, dove morì nel 1925.

Con il consenso di Benito Mussolini, che per lei ebbe grande ammirazione, fu seppellita a Roma per volontà dei nobili napoletani filoborbonici insieme a Francesco e alla loro bimba Maria Cristina.

Dal 1984 la famiglia reale riposa finalmente in pace in Santa Chiara nella loro amata Napoli.

Con somma commozione dedico questo scritto a S.A.R. Carlo di Borbone duca di Castro.

Michele Di Iorio

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