Le origini del Maschio angioino

21 gennaio 2014 09:36 0 commenti

DCIM100MEDIANel 1266 a Benevento l’esercito franco-italiano di Carlo d’Angiò vinse quello svevo e uccise re Manfredi; tre anni dopo a Tagliacozzo vinse anche sul principe Corradino di Svevia, facendolo poi decapitare a piazza Mercato.

Il nuovo re Carlo I d’ Angiò nel 1277 diede ordine a Giovanni Pisano di iniziare la costruzione della sua reggia vicino al porto con un nuovo castello.

Il Pisano si fece aiutare dai francesi Pierre de Chaule e Pierre d’Angicourt; in 56 mesi fu terminato; venne denominato maschio o mastio, con le possenti torri circondate da un fossato. Nel 1282 il castello nuovo venne provvisto di armi, viveri e munizioni e subito abitato: il primo castellano angioino fu il milite Filippo de Villecublan.

In seguito venne abbellito da Pietro Cavallini e da Montano d’Arezzo; il 5 settembre 1289 ospitò il Parlamento di Napoli.

Il 6 novembre 1294, scortato da re Carlo II e da Carlo Martello principe di Salerno, venne da L’Aquila in Abruzzo al Maschio angioino l’eremita Pietro da Morrone, conosciuto come papa Celestino V: il 13 dicembre 1294 abdicò proprio al Maschio angioino, dove undici giorni dopo si tenne il Conclave dei cardinali riuniti per eleggere il nuovo papa. Il prescelto fu il cardinale Benedetto Caetani da Anagni, che divenne pontefice come Bonifacio VIII.

Al conclave partecipò anche il Gran Maestro dei Templari Jaques de Molay; in quel periodo, nel gennaio 1295, dimorò nella Commenda principale templare; visitò l’ospedale crociato di Sant’Eligio al Mercato, il castello Templare di Cicciano e le Commende templari di Capua e di Maddaloni.

Nel 1307 Carlo II fece costruire nel castello la cappella palatina; i lavori furono eseguiti sotto la direzione di Giovanni Caracciolo da Isernia e di Gualtiero Seripando.

Gli affreschi furono realizzati dal grande pittore Giotto, invitato da re Roberto d’Angiò tra il 1328 e il 1333 e nominato Protomastro reale di Napoli con una pensione annua di 12 once d’oro.

Lo stesso re diede il permesso a 40 ex templari di Napoli e del resto della Campania, costituissero liberamente nel 1310 l’Ordine monastico di Sant’Antonio Abate; verso la fine del 1341 ospitò nel Maschio anche il poeta Francesco Petrarca, che venne trattato con tutti gli onori e incoronato in campidoglio con il lauro di poeta. Petrarca dedicò re Roberto il suo poema Africa.

Nell’ottobre del 1307 a Parigi ebbero inizio gli arresti dei Templari per ordine di Filippo il Bello; il sovrano angioino di Napoli si adeguò alle direttive di Francia, facendo arrestare anche quelli presenti nel Regno: 8 a Messina e 8 a Brindisi, confiscando tutte le loro proprietà a Napoli e in Sicilia tra gennaio e marzo del 1308.

I loro beni furono inventariati dai giudici regi tra il 1312 e il 1322 e affidati ai Cavalieri di Malta, di San Lazzaro, ai Teutonici, al Regio Demanio di Napoli, ai monaci antoniani, benedettini, francescani, domenicani e agostiniani, ma anche ai nobili più legati alla corte angioina.

Il tesoro e gli archivi dei Templari di Francia, circa 1500 forzieri, intanto avevano preso il largo in parte sulle 25 navi partite dal porto di La Rochelle in parte via terra, prendendo varie direzioni. Lo stesso fecero i Cavalieri templari braccati, rifugiandosi in Spagna, in Scozia, Gran Bretagna, in Germania, in Portogallo, nel Regno di Napoli; altri entrarono in altri Ordini o rimasero nascosti in Francia guidati da Evrad d’Artois e Manrique, divenendo poi nel 1310 tutti monaci di Sant’Antonio in Castiglia.

I Templari di Spagna tra il 1303 e il 1306 tracciarono la mappa del Cammino dei pellegrini di Santiago di Compostela, che si snodava tra le 12 chiese templari ove furono occultati il tesoro e gli archivi.

Nel 1317 ottennero da re Giacomo d’Aragona l’integrazione nel nuovo Ordine cavalleresco neotemplare di Nostra Signora di Montesa, che disponeva di tutti i beni degli ex templari: abiti, vessilli, croci, nonché le regole del Tempio, con approvazione pontificia del nuovo papa Giovanni XXII.

In Portogallo fin dal 1312 re Dionigi I protesse i Templari lasciando loro la proprietà di castelli, chiese e commende con piena giurisdizione, senza molestarli in nessun modo e senza ascoltare le direttive avverse di Roma; il caposaldo templare era il castello di Tomar.

Re Dionigi inviò dunque a Roma da Giovanni XXII i due ambasciatori Giovanni Laurenti e Pietro Petri per intercedere per i Templari: nel frattempo il 14 agosto del 1318 fondò la milizia equestre di Nostro Signore Gesù Cristo o di San Cristobal, nella quale confluirono gli ex cavalieri del Tempio.

I Templari portoghesi controllavano piazzaforti, castelli, commende, chiese, porti, fattorie, avevano 18 navi di proprietà, vestivano abiti con mantelli bianchi e seguivano la regola di San Benedetto; la loro insegna era una piccola croce bianca.

Nel 1319 dal porto Las Medulas di Barcellona salpò la piccola nave Santa Maria del Tempio comandata dal capitano di mare, il templare Martino, e sbarcò a Sierra del Rey, borgo costiero di proprietà del nuovo Ordine, molti cassoni e forzieri e 36 templari spagnoli e catalani che poi confluirono nei Cavalieri San Cristobal.

Iniziarono dunque senza indugio a lavorare per recuperare i tesori templari trasferiti dal 1303 al 1313 dalla Francia in Spagna, come l’Arca dell’Alleanza, il tesoro del Tempio di Salomone e buona parte dei beni nascosti nelle antiche commende d’Europa e lungo il Cammino spagnolo dei pellegrini di Santiago de Compostela, nascondendo il patrimonio sotto la protezione dai Cavalieri di Cristo; avevano come base operativa destinando il castello d’Amaroul, costruito in mezzo al fiume Tago in prossimità della fortezza di Tomar, dove si trovavano cavalieri, astrologi, matematici, geometri, astronomi, medici, veterinari, alchimisti, amanuensi, maestri artigiani, tutte persone ben collegate a quelli spagnoli dell’Ordine di Montesa.

Nel 1384 la flotta portoghese con la bandiera templare classica, al comando di Emanuele Passagno, dignitario dei Cavalieri di San Cristobal circumnavigò le coste d’Africa, tracciando la rotta su carte nautiche del 1284 che indicavano la via verso le terre d’oltre atlantico, le Americhe, già conosciute non solo dai Vichinghi ma anche dai Templari …

Erano dunque ottimi navigatori, tanto che sotto il Gran Maestro, il re Enrico il Navigatore, la flotta con bandiera templare, al comando dai Cavalieri Vasco de Gama e Juan de Castro nel 1420 raggiunse il Brasile.

Nel frattempo in Spagna i Cavalieri di Montesa studiavano le carte nautiche per identificare i posti delle quattro città della Scozia, Spagna, Portogallo e Napoli indicate da de Molay a Larmenius nel 1312. Questi luoghi andavano ritrovati per assicurare la sopravvivenza dell’Ordine del Tempio; di Napoli si sapeva che il templare napoletano Ugo era sbarcato nel marzo del 1308 con 14 templari in Puglia; persi otto compagni, arrestati dalla polizia vicereale angioina, era fuggito in salvo in Campania e si era fermato nel castello Caracciolo di Volla; poi, nel 1310 si erano i Templari si erano costituiti in 40, compresi quelli nascosti in altri luoghi della Campania, a re Roberto d’Angiò fondando liberamente l’Ordine monastico di Sant’Antonio Abate.

Nel 1312 beni templari si Napoli, Salza, Capua, Maddaloni e Casalnuovo erano toccati ai cavalieri; il castello di Cicciano ai Mastrilli e quello di Castel del Monte in Puglia, detto la Corona del Mondo, ai Teutonici e poi a famiglie nobili locali. Gli edifici erano utti contraddistinti da una caratteristica: un’unica finestra trifora al primo piano.

Re Alfonso d’Aragona, Gran Commendatore dell’Ordine neotemplare spagnolo di Montesa, fervente ammiratore dei templari antichi, nel 1442 fece guerra agli Angioini s’impadroni del Regno, eliminando così la dinastia francese nemica dell’Ordine del Tempio.

Nel 1448 diede inizio alla ricostruzione del Maschio angioino affidando i lavori a De Marino e poi dal 1459 all’architetto spagnolo Guillermo Sagrera di Palma de Majorca, che affiancò maestri catalani quali Pere Johan, Bartolomeo Prats, Bartolomeo Vilslar, Antonio Frabuch, Antonio Gomar.

Nel 1452 venne eretto l’Arco di Trionfo, opera di Pietro Di Martino da Milano, Francesco da Laurana, Paolo Romano, Isaia da Pisa, Andrea Di Giacomo da L’Aquila.

Nel 1453 iniziarono le costruzioni globali fortificate in puro stile catalano con robuste merlature, vennero rinforzate con saracinesche le porte tra le due torri, eliminando le caditoie, creando una galleria e possenti basamenti antemurali di difesa e due camminamenti di ronda che giravano intorno alla base del castello, collegati da una grande scala.

Proprio sui cammini di ronda del Maschio Angioino gli scultori catalani chiamati dal re aragonese, nel 1453 al 1458 scolpirono e dipinsero alcune croci rosse dell’Ordine cavalleresco neotemplare spagnolo di Montesa, simili a quelle templari, uguali a quelle francesi del castello di Chinon, ove fu tenuto prigioniero de Molay.

Secondo la scrittrice, storica e ricercatrice napoletana Laura de’ marchesi Miriello le croci templari di Chinon vennero raffigurate per un preciso motivo: ricordare il percorso spagnolo del Cammino di San Giacomo di Compostela, lungo il quale si trovavano le dodici chiese dove erano stati nascosti tesoro e archivi …

Ma tutta la distanza che separa tra Castel del Monte in Puglia e la Città di Napoli, è costellato di segni di nascondigli templari … e tutti conducono a Napoli, nel Maschio angioino, nella pura tradizione del Santo Graal …

Michele Di Iorio

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