La profezia di Celestino e il carattere consumistico della New Age

2 novembre 2012 15:07 0 commenti

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La copertina del libro

Conoscevo il titolo e la fama di questo libro.

In questi giorni me lo ritrovo, per caso, a casa mia.

Il caso. Sempre lui.

Einstein disse: «Il caso è quei pochi attimi di ordine nel caos dell’Universo».

Nel libro si parla di “coincidenze”, e si da valore alle coincidenze come momenti di un disegno superiore dalla nostra volontà. Quasi come qualcosa di religioso, di mistico, di superiore a noi.

La Profezia di Celestino, di James Redfield, è un romanzo fondato sullo gnosticismo, e questo salta immediatamente agli occhi; teorizza, difatti, la necessità dell’essere umano di superarsi per avviarsi alla riscoperta del sè e riappropriarsene, diffonde un concetto di Dio impersonale, visto come pura energia cosmica, parla di reincarnazione e della possibilità, anzi, della necessità di diventare Dio.

Il romanzo è infarcito di un sincretismo religioso finalizzato alla dissoluzione di tutte le religioni organizzate e delle relative Chiese.

Particolarmente suggestiva è la didascalia: “Un antico manoscritto. Nove chiavi per arrivare alla conoscenza. Una nuova era di consapevolezza spirituale.”

Io sono sempre stato scettico, e critico nei confronti di chi sostiene di detenere una Verità.

Ho iniziato a sfogliarlo l’altro giorno, a leggerlo.

È un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1993, e, da allora, protagonista di un successo planetario.

Al centro della vicenda, un viaggio in Perù, sulle tracce di un misterioso antico manoscritto, che tutte le autorità e le istituzioni di potere, dalla Chiesa alle forze armate ai governi, insieme, starebbero cospirando per occultare.

Gli indizi per questa ricerca arrivano al protagonista sotto forma di una pioggia continua di “coincidenze”, di messaggi sibillini, e di labirintici giochi del destino.

Grossolane incongruenze linguistiche (come nomi propri scritti scorrettamente, o personaggi peruviani e scandinavi dal nome inglese) spuntano qua e là, a fianco di improbabili divagazioni fisiche e astronomiche, che banalizzano superficialmente alcuni fenomeni fisici e astrologici (ad esempio, che la luna calante sorge a mezzogiorno, o che la fusione nucleare è un processo di elevazione di ogni elemento alla vibrazione energetica successiva), per non parlare di un’intera città Maya che sorge in Perù piuttosto che in America Centrale, e del fatto che il fatidico documento fosse stato scritto in aramaico nel Sudamerica del Seicento avanti Cristo, senza che di questo sia data alcuna spiegazione nel testo.

Cosa c’entrano, queste incongruenze e questi giudizi di valore letterario, con i temi della razionalità e dello scetticismo?

C’entrano, perché l’autore del libro, invece di limitarsi a presentarlo come un’opera di fantasia, ne ha fatto esplicitamente una guida spirituale, una sorta di vangelo della Nuova Era.

Gli insegnamenti contenuti nel manoscritto segreto si articolano in nove successivi livelli di conoscenza, chiamati Illuminazioni, ognuno dei quali consiste in una “rivelazione” sull’Universo, sulla natura umana, o addirittura sul futuro della nostra intera civiltà.

Non si tratta di un semplice racconto elevato dopo dai lettori, spontaneamente, a testo filosofico.

Ma di un prodotto preconfezionato analogo a tutti i prodotti preconfezionati nel periodo della cosiddetta Nuova Era (New Age).

Ancora oggi, dagli anni ‘80, la New Age paradossalmente è, a mio avviso, uno dei prodotti più riusciti del capitalismo e del consumismo, che trova terreno fertile nelle popolazioni delle società occidentali svuotate dai valori veri della vita e alla continua ricerca di una identità spirituale.

Io, scettico ed epicureo, tali tematiche, pur se le ho sempre trovate molto affascinanti e seduttive, le ho sempre viste con sospetto, e con criticità, come uno dei prodotti costruiti con una tecnica astuta e raffinata proprio dalla società del consumo che si prefiggono di contrastare.

Il termine New Age iniziò a essere diffuso proprio dalla macchina consumistica per eccellenza: dai mass media statunitensi nei tardi anni ottanta, per descrivere le forme di controcultura, sia in medicina che in musica che in letteratura: medicine alternative, musiche d’ambiente, meditazione, testi che sono diventati”sacri”, proprio come La profezia di Celestino che diventa in poche settimane un libro cult della new age, al punto tale che l’editore Warner (che sicuramente fiutò il grande affare) ne acquista i diritti per 800.000 dollari e lo fa diventare un bestseller vendendo, poi, milioni di copie nel mondo.

Ancora oggi, in queste pratiche, in questi testi, si ha la sensazione di trovare l’Illuminazione, la Verità.

Ma è solo una illusione, perché quelle verità prospettate per decenni dalla new age non sostituiscono false verità, ma riempiono solo vuoti creati dallo stesso sistema che le ha formulate apposta: il sistema del consumo.

L’autore stesso (in una collaborazione a quattro mani) ha scritto, successivamente, una guida per aiutare il lettore a comprendere a fondo le Illuminazioni, a crescere spiritualmente secondo il percorso indicato nel romanzo.

Ha fondato una rivista ispirata alle stesse tematiche, e ha messo in piedi un florido mercato di corsi, seminari, dischi, e accessori vari dell’usuale spiritualità consumistica New Age.

Milioni e milioni di dollari che fruttano, sulla incredulità, sul bisogno di certezze e di “verità”, sui sogni, sui desideri e sulle insoddisfazioni, della gente: un prodotto che si innesta perfettamente nel meccanismo della macchina consumistica americana e che con il carattere imperialistico di quella nazione, si diffonde rapidamente come modello sano di vita in tutto il mondo.

L’autore non nasconde, quindi, il proprio intento di proporsi come maestro, pur blandamente e astutamente rivestito delle solite rassicurazioni, secondo cui ognuno deve trovare da solo la sua strada, senza alcuna autorità morale da riconoscere.

Questa è la grande raffinatezza della New Age: far credere alla gente che certi stili di vita non sono preconfezionati da una autorità morale, ma sono una libera scelta individuale, un libero percorso da seguire e non imposto da nessuno (ma alla fine , tutti percorrono lo stesso identico percorso, inconsapevolmente.)

Quale sarebbe, in definitiva, il messaggio di Celestino espresso in questo libro?

Decisamente, nulla di originale: ci si limita a ripetere, come ai primissimi albori delle manie acquariane, che:

- il mondo è sull’orlo di una radicale trasformazione;

-che questa avverrà quando un numero sufficiente di persone avrà raggiunto la consapevolezza, trascinando tutte le altre per un effetto di massa critica (non ricorda la leggenda della centesima scimmia, che circola da quarant’anni e che è stata ampiamente smentita?);

- le istituzioni scientifiche, politiche e religiose si oppongono strenuamente a questo processo, e fanno di tutto perché la gente ne resti all’oscuro.

E soprattutto, tema centrale battuto quasi ossessivamente, che noi creiamo la nostra realtà, e che non esiste realtà al di fuori di quella che desideriamo, che inventiamo, e che crediamo vera.

Tutto questo, è espresso nel più consueto linguaggio pseudoscientifico caro ai devoti della Nuova Era (New Age), con uso massiccio della magica parola energia, con interpretazioni del tutto indebite di concetti mutuati dalla fisica moderna, e con una caratterizzazione dei ruoli (lo scienziato scettico e intollerante, il sacerdote illuminato, il cardinale reazionario e così via) talmente macchiettistica da non sembrare nemmeno destinata a un pubblico adulto.

Per un inciso, riservato al lettore italiano che potrebbe pensare che Celestino sia l’autore dell’antico manoscritto: non c’è nessun personaggio con questo nome, nel romanzo, il titolo è soltanto una traduzione molto libera dell’originale inglese, The Celestine Prophecy, dove il termine Celestine è un aggettivo che vale più o meno come “celestiale”.

La Profezia di Celestino è un esempio eccellente di come si possa avere un seguito sterminato senza dire praticamente nulla di quanto non sia già stato detto.

Un testo che riprende grossolanamente e banalizzando, tematiche e profonde riflessioni filosofiche, psicologiche, sociologiche e scientifiche (Platone, Aristotele, antiche filosofie orientali, gli studi mediovali di Maestro Eckhart, l’umanesimo di Marx, Fromm, le teorie fisiche di Einstein, la fisica quantistica, ecc.).

La sua attrattiva sta nella naturalezza con cui banalizza ogni cosa, con cui liquida temi complessi e pesantissimi (come gli abusi psicologici, o i problemi ecologici planetari) con un ottimismo zuccheroso, incoraggiando il lettore al relativismo, all’illusione e al disimpegno.

Se il vero cambiamento deve avvenire dentro di noi, a che serve darsi da fare in modo più concreto? Tanto, la realtà è quella che ci si crea.

Dopo le prime nove è giunta puntualmente La Decima Illuminazione, in un sequel scritto tre anni dopo; e, recentemente, anche l’undicesima, in un nuovo testo intitolato Il segreto di Shambhala.

Insomma, un gran bell’affare: una multinazionale che fa girare milioni e milioni di dollari, che formula stili di vita omologati e standardizzati, ma con una tale tecnica comunicatva così raffinata che, proprio chi segue tali stili di vita, è convinto che  la sua personale esistenza la stia vivendo dietro le sue libere scelte, non condizionate da nessuno.

Mario Scippa

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