Julius Evola

4 aprile 2014 16:05 0 commenti

EvolaGenio, grande artista, vate incredibile in tempi moderni della tradizione imperiale romana, Julius Evola ha lasciato una profonda traccia nella cultura italiana. Accusato di condividere le idee del nazifascismo, guardato con sospetto dai regimi totalitari di Italia e Germania, fu certamente un personaggio controverso. Ecco la sua vita.

Il barone Giulio Cesare Andrea Evola, meglio conosciuto come Juliusrampollo di un antico casato siciliano, di tradizioni normanne, sveve, angioine e aragonesi e borboniche, nacque a Roma il 19 maggio del 1898 da don Vincenzo e da donna Concetta Frangipane.

Studiò da geometra con notevole profitto in matematica e studi tecnici; leggeva romanzi d’avventura ed era appassionato della filosofia e della pittura moderna, di letteratura e poesia; passava infatti intere giornate nella biblioteca avita divorando Carducci e  particolarmente Oscar Wilde e Gabriele D’Annunzio, Michel Staedter, Otto Weininger.

Ammirava grandemente tutto il mondo romano e le figure dell’imperatore Augusto, di Marco Aurelio, Diocleziano, Traiano e, naturalmente, Giulio Cesare.

Amò il movimento tedesco romantico Sturm und Drang e gli scritti di Schiller, Goethe, Federico II e il suo concetto di impero del mondo, i cavalieri templari e teutonici e i loro miti; fu attratto dal grande pensatore Nietzsche.

Sin da piccolo mostrò atteggiamenti radicali e anticonformistici, antiborghesi e contro la morale di tipo cristiano imperante ai suoi tempi; già a 13 anni provò droghe per raggiungere l’estasi, mentre iniziava a dipingere, presentando le sue opere nel 1915, e a scrivere le prime poesie, che pubblicò nel 1916.

Già in piena adolescenza rifiutò il concetto religioso del peccato originale, della Redenzione, del Sacrificio e della Grazia Divina, vedendo il cattolicesimo come una forma di oscurantismo nemico della tradizione romana senatoriale e imperiale più pura.

Dopo il diploma s’iscrisse alla facoltà di ingegneria, non tralasciando però arte e filosofia; s’interesso al futurismo di Marinetti e di Fucini.

Andò all’Accademia militare di Modena ; nel 1916 combattè come tenente di Artiglieria di montagna contro gli Austriaci sull’altopiano di Asiago e nel 1917 su monte Cimone.

Si esaltava per le gesta di Gabriele D’Annunzio e plaudì alla spedizione di Fiume del 1919.

Congedato rientrò a Roma cominciò a frequentare gli ambienti futuristi; iniziò una collaborazione con ì le riviste Leonardo, Lacerba e La Voce e le sue opere scritte in quel periodo sono Five o’clock tea e Mazzo di fiori tra 1917 e 1918.

Arrivò alle soglie della laurea in ingegneria, ma rifiutò di discutere la tesi per mostrare il suo disprezzo per i titoli accademici e borghesi.

Ebbe dunque una crisi spirituale e cadde in un periodo depressivo che lo portò fin quasi al suicidio; ne uscì fuori leggendo libri buddisti.

In questa fase della sua vita prese a rifiutare il futurismo ritenendolo filoamericano, sciovinista, chiassoso, esibizionistico, sensuale, volgare, mancante di interiorità.

Nel 1920 si legò al dadaismo entrando in rapporti epistolari con Tristan Tzara, e divenne uno dei massimi esponenti pittorici del movimento; allestì mostre, pubblicò opuscoli d’arte astratta e fondò la rivista Blue e pubblicò il poema dada La parole obscure du paysage intérieur , collaborando anche con altre riviste.

Prese ad interessarsi dei Rosacroce, di Graal in chiave osiridea luciferina, della Società di Thule e del mito del Vrill, degli scritti sugli antichi classici romani di Giustiniano Lebano; s’iscrisse poi all’Ordo Templi Orientalis.

Nel gennaio 1921 diede una seconda personale dadaista in Germania che lo rese celebre come pittore; nello stesso anno troncò l’amicizia con Giovanni Papini dopo la pubblicazione di questi del libro Storia di Cristo.

Julius Evola prese a tradurre le opere degli autori Guénon, Jünger, Bachofen, Ortega y Gasset, Spengler e Weininger, pubblicando saggi critici sui loro scritti.

Nel 1923 lasciò la pittura, privilegiando gli studi letterari, storici e filosofici; nel1924, si dedicò al giornalismo a tempo pieno, scrivendo sul giornale antifascista e antidemocratico Lo stato democratico e collaborando ad altre riviste.

Tra il 1927 e il 1930 pubblicò l’opera in due volumiTeoria e fenomenologia dell’individuo assoluto che aveva iniziato a scrivere nel 1917, in cui sperimentava il superamento della dualità dell’Io e non Io, con i suoi principi sulla gnosi, il sovrarazionale e il sacro.

Diventò amico del mistico conte Reghini, teosofo e teorico della massoneria e gnosi, famoso scrittore, e collaborò alle riviste Ignis e Atanor.

Nel 1925 abbandonò definitivamente l’uso di stupefacenti, che aveva considerato quasi un mezzo sciamanico per raggiungere l’estasi.

Iniziò la pubblicazione di Saggi sull’idealismo magico, allontanandosi dal pensiero di Hegel e spingendosi sempre più verso Nietzsche, sostenendo è l’Io che deve permettere l’affermazione dell’individuo attraverso l’arbitrio assoluto, rifiutando schemi oscurantistici come il cattolicesimo.

Il suo interesse verso le tradizioni orientali, lo portò a seguire le idee del francese Guénon e del principe Leone Caetani; nel 1926 pubblicò il libro L’Uomo come Potenza.

Evola fece dunque una serie di visite a Castel del Monte e ai archeologici della Campania. La sua grande ammirazione per il mondo classico romano sembrò trovare in Benito Mussolini e nel sorgente fascismo la speranza di veder rivivere i fasti del periodo imperiale.

Nel 1927 fu tra i fondatori del Gruppo di Ur, che trattava scientificamente dottrine ermetiche e iniziatiche occidentali e orientali: partendo da Ur, il fuoco primogenito, allargò gli studi fino ai Rosacroce e ai Templari, passando per i Teutonici, e agli alchimisti.

Le idee di Julius Evola cominciarono a dimostrarsi lontane dal fascismo; preoccupavano lo stesso Mussolini che, pur ammirando il grande pensatore, lo temeva. Sebbene rassicurato da Evola, il duce per prudenza lo fece sorvegliare dalla polizia segreta.

Nel 1928 all’interno del gruppo vi fu la scissione del nucleo filomassonico, martinista e antoroposofico detto Sur, legato a Il Silentium di Palazzo Antici. Per decisione di Evola il Gruppo di Ur si sciolse definitivamente nel 1929.

Nel frattempo il filosofo aveva preso a frequentare i circoli esoterici romani, prendendo parte alla vita notturna della capitale; a questo periodo risale il tempestoso rapporto sentimentale con Sibillla Aleramo, che dedicò a Julius Evola il suo libro Amo dunque sono.

L’opera che portò alla fama Evola fu Imperialismo pagano (1928), in cui attaccava violentemente il cattolicesimo , esaltando la grandezza della civiltà romana, auspicando che il fascismo di Mussolini riprendesse la via imperiale tradizionale.

Il giovane Julius fondò nel 1930 con Emilio Servadio la rivista La Torre, dove si batteva per un fascismo più radicale e criticava alcuni personaggi del regime per corruzione, estremismi, compromessi borghesi e filocattolici; così fu anche contro i Patti Lateranensi.

Fu diffidato da Starace a continuare le pubblicazioni; si proibì a tutte le tipografie italiane di stampare la rivista, che venne sospesa dopo i primi dieci numeri.

Evola fu sottoposto a sorveglianza e pedinato, sospettato di essere membro dell’Oto;  per evitare attacchi degli squadristi più intolleranti dovette assumere una guardia del corpo e tenere toni più pacati verso gli esponenti del fascismo. Era guardato con sospetto anche perché non aveva voluto prendere la tessera del partito.

Per un periodo si dedicò all’alpinismo sia in Italia che all’estero; da queste sue esperienze nacque il libro La via interiore alla montagna – Meditazioni delle Vette.

Nel 1931 pubblicò La tradizione ermetica in cui esponeva alchimia, esoterismo e mondo iniziatico e nel 1932 Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, una critica agli studiosi ermetici che invece di elevarsi iniziaticamente tendevano allo spiritismo, allognosticismo cristico, al Graal filocristiano-cattolico.

Nel 1934 prese a collaborare con la scuola di mistica fascista fondata da Niccolò Giani, tenendo conferenze; divenne membro della redazione del giornale di regime Dottrina fascista, appoggiando l’idea del razzismo antisemitico di tipo spirituale e non biologico come quello tedesco, suscitando l’ammirazione di Mussolini per la sua teoria.

Intanto nel ‘36 prese le debite distanze, ma con prudenza, contro lo sterminio nazista; nel 1937 pubblicò la sua opera fondamentale, Il mito del sangue, e subito dopo Il mistero del Graal.

Nel 1940 fu fautore dell’entrata in guerra dell’Italia e plaudì all’invasione della Francia e della Grecia; nel 1941 sarebbe voluto partire volontario per il fronte russo ma non gli fu concesso perché non si era mai iscritto al partito fascista, data la sua idiosincrasia ad ogni tipo di inquadramento. Gli venne comunque riconosciuto un assegno annuo di 2000 lire per i suoi scritti antisemitici.

Pubblicò un altro saggio, Per un allineamento politico-culturale dell’Italia e della Germania, nel quale esaltava le SS che vedeva come novelli Templari o Cavaleri teutonici, difensori della magia tradizionale sapienzale del Supereroe.

Nel 1943, nel saggio La dottrina del risveglio trattò del buddismo e del lamaismo tibetano; tenne a Monaco conferenze sull’argomento, sebbene sorvegliato discretamente dalle SS.

All’armistizio italiano dell’8 settembre non plaudì alla repubblica di Salò, ma fu favorevole alla monarchia: Julius Evola già vedeva i segni della fine.

Si recò dunque in Germania, avendo fede nella vittoria tedesca; nel 1945 durante un bombardamento alleato su Vienna rimase gravemente ferito con lesione al midollo osseo e conseguente paralisi degli arti inferiori in modo permanente.

Tre anni dopo la Croce Rossa lo fece trasferire in sanatorio italiano, dove riprese la sua attività culturale collaborando con scrittori nostalgici del fascismo sulle riviste La sfida e su Imperium.

Nel 1951 fu arrestato come sospetto cultore dell’apologia del fascismo e di spinta di gruppi eversivi come i Fac; venne portato al processo a braccia da 4 detenuti. Scrisse la propria autodifesa e, patrocinato dall’avvocato antifascista Carnelutti, venne assolto con formula piena.

Nel 1963 in Germania fu pubblicata la sua autobiografia.

Julius Evola morì a Roma l’11 giugno 1974.

I suoi scritti sono pubblicati in tutto il mondo tramite la Fondazione di Studi Julius Evola di Roma.

Michele Di Iorio

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