In una sera di luna piena

17 maggio 2014 09:12 0 commenti

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sistema solareNon a caso il compito degli storici è indagare, conoscere.

Ci piace spingerci al di là dei confini della realtà quotidiana, oltre i pregiudizi culturali e le convinzioni consolidate, per poter esplorare nuovi territori e nuovi saperi, proprio come le due sonde gemelle americane del 1977 che hanno dato il loro nome al programma di esplorazione terrestre interstellare, che ormai veleggiano al di fuori dello spazio cosmico conosciuto.

Noi rimaniamo qui con i piedi ben piantati sulla terra per affrontare nuove indagini storiche e giornalistiche sul passato, presente e futuro della nostra umanità.

La mattina di martedì 13 maggio 2014 arrivò in treno da Roma l’archeologa Noemi Spada, della famosa antica famiglia romana principesca, che abita l’antico palazzo dei  marchesi Antici, avi materni di Giacomo Leopardi, per incontrarsi con il noto antiquario Alessandro De Nicola, di Seiano ma residente a Pozzuoli, per studiare i reperti del tempio di Iside ritrovato nel 1992 negli scavi di Cuma.

I due studiosi dopo aver pranzato in un tipico ristorantino di Bacoli sul lago Fusaro, visitarono l’antica Cuma, fondata dai greci di Ischia tra 1250 e 760 a.C. su un precedente villaggio di Osci sedicini, le cui famose grotte artificiali pregreche furono scavate da popolazioni prediluviane universali, da cui discendevano i famosi Cimmeri o abitanti delle spelonche tra le grotte platamoniche di Napoli, le stesse grotte napolitane del Cimitero delle Fontanelle e le grotte dei Sicani della Puglia pregreca.

Le grotte di Cuma rimasero sotto l’acqua del mare per oltre 12mila anni; riemersero intono al 2500 a.C. Forse furono la mitica colonia di Atlantide nel Mediterraneo, la Merope di Teopompo, allievo di Platone.

Prima del tramonto l’archeologa Noemi insieme al fascinoso antiquario De Nicola, sostò nei nuovi scavi cumani vicino al tempio di Iside, sorto in epoca romana imperiale per i coloni egizi alessandrini di Napoli, Pompei e Cuma.

Dopo i due giovani studiosi, al chiaror della luna piena di quella sera, si fermarono con l’auto vicino al lago di Averno, mirando i resti della grotta delle Sibille … quando verso le 21.14, una strana luce apparsa in cielo attirò i due. la giovane archeologa Noemi indicò al compagno di Pozzuoli, il De Nicola, quella luce vibrante nel firmamento, tra le stelle, che si abbassava  velocemente sul lago.

In un trionfo improvviso di luci multicolori quello sfolgorio si presentò come un gigantesco ufo di forma rotonda che ammarava sulle acque del lago. In pochi secondi si spense e affondò scendendo a circa 15 metri sotto lo spumeggiare delle acque lacustri verdi e scure  illuminate dallo strano faro giallo del velivolo misterioso. Poi si spense davanti gli occhi sbalorditi dei due  studiosi …

Dopo 5 minuti a pochi metri dai due, un urlo della giovane archeologa Noemi … Ed ecco che emergono dalle acque avernali, venendo a riva a pochi passi da loro, tre figure scure, con tute e caschi da astronauti, non certo da palombari.

Uno di loro, togliendosi il casco, si rivelò una simpatica donna sorridente e giovane di pelle bianca, alta circa un metro e sessanta.

Alessandro e Noemi sono come paralizzati dall’apparizione dell’ufo, dalla sua scomparsa nel lago d’Averno e poi dalla comparsa dei tre misteriosi occupanti.

I due studiosi si guardarono intorno, ma non c’era nessun testimone umano …

I misteriosi tre si avvicinarono e sempre sorridente la giovane donna fece cenno ai due di seguirli.

In perfetto silenzio il gruppo s’incamminò verso la grotta delle Sibille; superarono la cripta romana passando sottoterra e arrivarono davanti l’antro.

… Scavi deserti e silenziosi, sotto un cielo stellato e dominato da una pacifica luna piena da innamorati …

Superarono il dromos, il corridoio dell’antro di Cuma; il gruppetto sempre senza parlare arrivò alla piccola stanza oracolare. Con meraviglia Alessandro e Noemi videro aprirsi una porta nel muro di questa camera detta dalle cento porte, come narrava il poeta Virgilio. Accedono ad una caverna larga e lunga illuminata da strani fari.

I tre visitatori misteriosi usciti dalle acque si sedettero in circolo invitando i due studiosi ad unirsi a loro. Intanto anche gli altri due ospiti si erano tolti i caschi: erano uomini di pelle bianca, alti come la loro compagna.

Parlavano in una strana lingua, molto dolce nei suoi suoni ma in un primo momento incomprensibile; poi improvvisamente le parole arrivarono direttamente a Noemi e Alessandro, che, più meravigliati che spaventati, cominciarono a capirne perfettamente il significato.

I tre strani personaggi raccontarono: «Veniamo in pace sulla Terra dal pianeta Marte, dove abitiamo da 500mila anni. Molto di noi si trapiantarono sul vostro pianeta terra intorno all’anno 116.500 a.C., colonizzando Iperborea, terra scandinava, Lemuria o Mu, in Asia, Viland in Nord America e la desertica Atlantide, arcipelago di 7 grandi isole nell’Atlantico tra America ed Europa, perché il clima di Marte si era deteriorato.

Dopo la lotta con gli ultimi dinosauri, i rettili giganti del vostro pianeta e un tremendo cataclisma intorno all’80.000 a.C., in cui perdemmo in 18 giorni ben 360 milioni di fratelli e sorelle, che provocò la mutazione di molte terre sul vostro pianeta, ci unimmo agli abitanti indigeni, giganti e pigmei di pelle nera o olivastra, cacciatori e agricoltori in gran parte pacifici.

Formammo dunque il regno confederato di Atlantide, composto da 10 città-stato che prosperarono fino al diluvio universale del periodo glaciale, che ebbe inizio il 5 giugno dell’anno 8498 a.C. e distrusse in una notte e un giorno l’intera Atlantide provocando la morte di 54 milioni dei suoi abitanti: dei nostri civilissimi fratelli se ne salvarono meno di 10 milioni, che riuscirono a fuggire con su 12 archeoastronavi anfibie.

Il diluvio cessò dopo quasi un anno; il cataclisma aveva ormai sconvolto clima e i continenti, mutati i poli del vostro pianeta.

Affranti, divisi, senza astronavi e con le arche semidistrutte, ci stabilimmo in punti diversi della Terra cercando di sopravvivere, tra le popolazioni le indigene degli Olmechi e dei Maya nel sud e centro America, tra i Celtiberi tra Balcani Francia, Inghilterra e nord Europa, a Creta, a Santorini, e su quello che rimaneva delle montagne atlantidee: le Azzorre, Madera, Canarie, Sardegna, Capoverde, Antilia poi Gibilterra.

Con gli indigeni demmo vita a nuove civiltà sotto la guida dei nostri astronomi, che si improvvisarono sacerdoti.

Altri abitanti di Venere, Marte e di altri pianeti per secoli vennero da noi sulla Terra, ma con prudenza e discrezione, scambiati dai poco civili indigeni per angeli, demoni o dei, stabilendo contatti.

Tra il 1947 e il 1949 in New Mexico aerei militari americani abbatterono con i loro missili due nostre astronavi venute in pace e catturarono i pochi scampati alle raffiche di mitra. Fatti prigionieri, vennero duramente interrogati per far loro rivelare i segreti di volo e delle armi.

Tentammo di stabilire un dialogo pacifico con i vostri governi, ma nel 1951 furono abbattute altre tre astronavi in nord America e una in Danimarca; i relitti furono trasportati in America del Nord insieme ai corpi dei nostri fratelli.

Allora la Federazione dei pianeti del sistema solare stabilì nel 1955 di fondare una base internazionale di 4 razze extraterrestri in visita sulla deserta Luna e di evitare lo scontro e la cattura.

Dal 1969 facemmo in modo da impedire ai governi terrestri di mandare astronauti e armi sulla Luna e su Marte, lasciandoli però inviare nello spazio sonde scientifiche ma disarmate.

Da quel momento, invece di mandare astronavi in visita, usammo i portali di energia, porte dimensionali, 12 in tutto tra Terra, Marte e altri mondi spaziali ravvicinati, cercando di assistere i terrestri in difficoltà, cercando nello stesso tempo di rispettare la legge morale e quella del Dio Unico del cosmo.

Ora noi ci fermeremo in una delle nostre basi che si trovano sotto le acque del vostro pianeta; se volete rincontrarci, pregate Dio e pensateci con affetto».

I due studiosi italiani, i cui nomi sono immaginari per rispettare la loro privacy, furono scortati alla loro auto dai tre fratelli venuti dallo spazio. Si abbracciarono.

«Ora andate con Dio», fu il saluto di commiato dei tre alieni.

La storia è questa; il messaggio fa riflettere, e la verità tra racconto e storia sta nel mezzo con umiltà.

Ormai i contatti, gli avvistamenti di ufo e di creature pacifiche aliene sono sempre più frequenti sulla Terra, anche in Italia e in Campania, come testimoniano fatti risalenti al 1947, 1954,1978 …

Sta a noi uomini e donne della Terra comprendere la portata di questi messaggi fraterni, avere il coraggio di amarci, di amare il nostro prossimo e vivere gli ideali di pace, non violenza, fratellanza, rispetto della natura, della morale, delle leggi e dell’amore di Dio …

Riportiamo quello che è accaduto ai nostri due, la giovane Noemi e l’antiquario, con gioia di vivere, in un racconto forse inventato ma incredibilmente semplice e grandioso per tutti noi …

 Michele Di Iorio

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