Il signore del tempo e dello spazio

1 marzo 2014 17:48 0 commenti

KremmerzKremmerz, al secolo Ciro Formisano, nacque a Portici l’8 aprile 1861 sotto il segno dell’Ariete, da don Michele, modesto assistente alle Opere pubbliche stradali e da Gaetana Argano, di facoltosa famiglia imprenditoriale.

Il nome gli venne dato in onore del Santo Patrono della Città per la grazia ricevuta: il bimbo venne al mondo dopo oltre 16 anni di matrimonio, portando gioia e pace nella famigliola, dato che il padre, uomo di carattere gioviale ed esuberante, aveva un debole per le belle donne; bevitore e nottambulo, le sue scappatelle di gaudente avevano guastato i rapporti con la consorte, donna molto intelligente e molto più giovane di lui.

I Formisano abitavano a Portici in via della Parrocchia, l’attuale via Bellucci Sessa, alle spalle della chiesa di San Ciro, in un appartamento al primo piano di proprietà della giovane signora Argano; ospitarono come affittuario il signor Pasquale de Servis, fratello di un medico locale.

Il porticese de Servis, detto il cavaliere o Izar, era stato sottoufficiale del genio militare borbonico, dove aveva lavorato sulle linee ferroviarie e telegrafiche del Regno delle Due Sicilie; era celibe, simpatico e gioviale, gentile e affettuoso con la coppia Formisano. Divenne poi famoso come occultista.

Izar si diceva facesse parte di un piccolo ma famoso centro di studi occulti che si approfondivano tra Napoli e Torre Annunziata. Questa corrente era fedele a ideali egizi osiridei dell’antica Schola Kabbalista napoletana che operava sulla scia alchemica cara a Raimondo de Sangro, a Luigi d’Aquino di Caramanico, a Cagliostro, fiorita a Napoli dal 1747 al 1795 e perpetuata negli ambienti napoletani e di alcuni comuni vesuviani tra Portici e Torre del Greco.

Questa scuola di pensiero prese piede anche negli ambienti giacobini repubblicani e massonici egizi, che annoveravano esponenti come il barone Lorenzo de Montemayor e il de Attelis, fondendosi col nascente ordine egizio di Misraim diffusosi a Napoli tra 1828 e 1869, che approfondiva studi sulle evocazioni eoniche kabbalistiche e ricerche alchemiche spirituali care all’antico Egitto.

Il giovane Ciro Formisano frequentò dunque fin da piccolo il de Servis e fu attratto dalle scienze occulte.

Si laureò in Lettere con l’appoggio economico del facoltoso zio materno don Ferdinando Argano, imprenditore edile di notevole importanza; a 26 anni fu docente di Storia e Geografia al ginnasio superiore di Alvito (CE); visse da scapolo nella cittadina casertana pur continuando a frequentare gli ambienti porticesi.

Su proposta dei genitori, il giovane Ciro si fidanzò con la figlia minore di don Luigi Petriccione, Anna, della ricca famiglia di Portici proprietaria di distillerie di alcool a San Giovanni a Teduccio, nobilitata per meriti risorgimentali e imparentata coi principi Sanseverino tramite il matrimonio con la figlia del duca di San Donato, famoso sindaco di Napoli e acceso patriota. Fu molto amico di suo cognato, erborista ed astrologo, studioso di taumatorgia.

Ciro Formisano, lasciato l’insegnamento, aprì uno studio di fotoincisioni; poi si avviò alla carriera di giornalista al seguito dell’amico Edoardo Scarfoglio e di sua moglie Matilde Serao con il giornale Il Mattino di Napoli.

Sposò Anna Petriccione il 15 agosto 1887; dal matrimonio nacquero tre figli, Gaetana nel 1888, Adele nel 1889 e l’erede maschio Michele nel 1894. Andò a vivere nella casa di via della Parrocchia; scriveva i suoi articoli e libri quasi sempre di notte e cantava di giorno con la sua bella voce ‘O sole mio al balcone di casa.

Coltivò la sua amicizia con Izar, suo maestro di esoterismo, e allacciò una fraterna corrispondenza epistolare nel 1887 con l’avvocato Giustiniano Lebano; in seguito lo conobbe di persona quando andò nella sua villa di Trecase su presentazione di Petriccione e di Izar.

Dopo vari contrasti e discussioni con un giornalista napoletano teosofo sull’argomento spirituale ed ermetico, nel dicembre del 1888 Ciro Formisano s’imbarcò da solo per Montevideo in Uruguay, sbarcando a Marsiglia, ove rimase per 5 anni, frequentando l’ambiente occulto parigino del famoso guaritore Papus, fondatore dell’Ordine kabbalistico martinista francese tra il 1888 e 1891; divenne secondo grado martinista nel 1892.

Rientrò a Portici nel 1893 in occasione della morte dell’anziano Izar, trovato senza vita dalla sua religiosissima madre nella piccola casa mentre gli portava un piatto di maccheroni.

Ciro Formisano trovò lavoro a Napoli nel 1895 da Detken e Rochol in piazza del Plebiscito ai portici di San Francesco di Paola, col modico stipendio di 5 lire mensili, ma regolari, e prese casa nella zona della Ferrovia; l’anno seguente aprì la prima sede napoletana della fratellanza terapeutica di Miriam in viale Elena al civico 19 in un lussuoso appartamento molto grande, che però per lui si rivelò troppo caro.

Nel 1896 cambiò casa subito dopo il furto di un milione di lire tra a titoli e soldi conservati nella sua scrivania e si stabilì al Vomero, a palazzo Griselli in via San Francesco, in un’abitazione più piccola, congedando la servitù e privandosi della carrozza, vendendo molti mobili di casa. Riuscì a procurarsi i soldi necessari a vivere con gli studi sulle lunazioni e le vincite al lotto.

Formisano, terapeuta a titolo gratuito e scrittore ermetico, erborista e alchimista molto riservato, fondò la fratellanza di Miriam nel 1896; con il giornale Mondo segreto di Portici pubblicò molte opere ermetiche che causarono il distacco dall’avvocato Lebano, dal principe Caetani e poco dopo dallo zio materno, il ricco filantropo Argano. Altre sue opere furono pubblicate dalla Casa Editrice Partenopea dell’editore Rocco.

La Miriam intanto si diffondeva tra Portici, Napoli e Bari e presto in molte altre cittadine pugliesi e così in altre aree italiane, aumentando costantemente i suoi adepti.

Nel 1899 Kremmerz fu attaccato dal principe Leone Caetani, patrizio e senatore romano, massone e amico dell’avvocato Lebano sul giornale Commentarium di Bari, fondato da amici e allievi del Formisano stesso, ormai riconosciuto terapeuta.

Kremmerz tentò di spiegare il suo pensiero negli ambienti vicini alla massoneria egizia e con Giustiniano Lebano; essendoci un tempo stata tra loro una cordiale amicizia, l’avvocato gli fece capire che secondo i suoi oppositori la pubblicazione delle sue opere sulla magia terapeutica e operativa non rispettavano i segreti codificati in campo ermetico.

Gli oppositori attaccavano anche i metodi di terapeuta e di magista di Ciro Formisano;  nel suo studio a palazzo Gravina a Monteoliveto, sede delle Poste e poi della Facoltà di Architettura, aveva l’abitudine di dare alle persone povere i numeri del lotto per pochi soldi, proprio mentre nel vicino palazzo dell’Intendenza di Finanza si estraevano i numeri del lotto.

Per migliorare la sua economica e stare lontano dai tanti nemici che si era fatto, nonostante l’affetto dei suoi allievi Formisano si trasferì con la famiglia a Ventimiglia dal 1907 al 1909, anno in cui l’ordine egizio si distaccò ufficialmente dal Kremmerz, proprio su richiesta di Lebano, ma 200 adepti egizi lebaniani preferirono cancellarsi dai 350 iscritti all’Ordine ed entrarono a far parte della fratellanza Miriam.

Le sue opere continuavano però ad essere pubblicate – lo furono sempre a Bari dalla Casa editrice Laterza; nel 1909 la rivista Luce e ombra di Roma, diretta dal Marzorati, pubblicò tra le opere del Kremmerz anche i suoi lavori sui tarocchi e parallelamente in Italia aumentavano gli iscritti alla Miriam: erano circa 500.

La lotta contro Formisano in tanto era divenuta feroce; nel 1909 Kremmerz con la sua famiglia si trasferì a Camogli ove la sua primogenita Gaetana mel luglio del 1911 si sposò; dal 1912 si trasferì sulla Costa azzurra francese, a Beausoleil, vicino Montecarlo, lavorando sempre di notte per la pubblicazione dei suoi articoli e libri.

Aveva però sempre nostalgia per la sua Napoli e la sua Portici, come scrisse nel suo epistolario del 1920 e 1921.

Nel 1926 altre grandi personalità si iscrissero alla Miriam, come il barone Ricciardelli di Genova, mentre accademie kremmerziane fiorirono a Napoli, Portici, Bari, Lecce, Taranto, Brindisi, Catania, Firenze, Roma, Genova, Torino, Milano …

Ben riverito da familiari e allievi trascorse la Santa Pasqua del 1930 nella sua casa francese; ai primi di maggio Kremmerz si sentì male. Aveva la testa pesante e non digeriva più; peggiorò costantemente e la sera del 6 maggio si recò in visita con la famiglia al Casino di Monaco.

Al ritorno, dopo una notte molto agitata, non riuscì più a parlare: il medico diagnosticò un’emorragia cerebrale.

Alle undici Ciro Formisano, il Kremmerz, il signore del tempo e dello spazio, si aggravò e la sua vita finì serenamente alle 16.

Michele Di Iorio

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