Corradino di Svevia

6 giugno 2014 15:35 0 commenti

Corradino di SveviaUn giovinetto pallido, e bello, con la chioma d’oro, con la pupilla del color del mare …

Corradino, bellissimo giovane biondo dal viso dolce, occhi celesti, gioviale e cordiale di carattere, generoso e sognatore, tedesco della casa reale degli Hohenstaufen, duchi di Svevia dal 1080 e imperatori di Germania dal 1125, re d’Italia dal 1128, con avi illustri, tra cui il nonno Federico II detto Barbarossa.

Corradino, figlio di Corrado IV e di Elisabetta di Baviera; nacque Landshut il 25 marzo 1252; suo padre l’imperatore Corrado morì a Lavello di Potenza il 20 maggio del 1254, quando Corradino aveva due anni; il bambino rimase in Germania sotto la tutela formale della chiesa e la reggenza del non troppo fedele luogotenente del padre, Bertoldo di Hohemburg.

Intanto, lo zio Manfredi, nato dall’unione dell’imperatore Federico II con Bianca Lancia e quindi fratellastro del padre Corrado, s’impossessò del trono e tentò difficili alleanze in Italia con il papa.

Nel luglio del 1254 Manfredi era a Ceprano, dove fu assassinato misteriosamente Borello d’Anglano, parente di re Corrado; dopo due anni di guerriglia difficile ma infine vittoriosa contro i nobili oppositori del Regno di Napoli, il 10 agosto 1258 a Palermo venne acclamato re di Sicilia.

Nel 1257 Corradino, a soli cinque anni, nel tenebroso castello di Donauworth in Baviera, assistette all’ingiusta uccisione della bellissima zia la duchessa Maria da parte del geloso marito Ludovico, che, saputo dell’innocenza della moglie, poi impazzì.

I giochi infantili non riuscivano così ad addolcire la malinconia che Corradino si portava dietro, senza l’affetto dei genitori in una corte certamente non certo familiare.

… con un viso gentil da sventurato …

lntanto l’avido zio Manfredi il 4 settembre 1260 riportò un vittoria campale a Montaperti in Toscana, contro i guelfi fedeli al papa Alessandro IV; eletto nuovo pontefice il francese Urbano IV il 29 agosto 1261, lo condannò alla scomunica, considerandolo principe delle tenebre e chiamò in aiuto contro di lui il principe Carlo I d’Angiò, fratello del re di Francia, Luigi IX, che giunse a Roma nel 1264, accolto come liberatore dal papa, che lo incoronò re delle Due Sicilie.

Nel frattempo Corradino di Svevia aveva compiuto 12 anni.

Manfredi affrontò gli Angionini il 26 febbraio 1266 nella battaglia di Benevento: il suo esercito fu decimato ed egli stesso vi morì.

il regno passò ai francesi con l’aiuto dei nobili ribelli, che per un anno e mezzo assediarono Nocera e a Lucera in Puglia combatterono i saraceni fedeli agli Svevi.

Nel 1267, delegati nobili del regno di Napoli e di Sicilia avversi agli Angioini si recarono dall’ormai il quindicenne principe Corradino per offrirgli la corona.

Corradino amava giocare a scacchi, scrivere poesie e romanze d’amore, nel filone stilnovista di Dante alighieri e di Cecco d’Angelo e della scuola poetica siciliana; praticava l’equitazione, era un provetto cavaliere e spadaccino, nonché appassionato cacciatore al falcone come il nonno Federico II, di cui aveva ereditato anche il genio guerriero.

… toccò la sponda dopo il lungo e mesto remigar de la fuga. Avea la sveva stella d’argento sul cimiero azzurro, avea l’aquila sveva in sul mantello; e quantunque affidar non lo dovesse, Corradino di Svevia era il suo nome.

Nonostante la giovane età riunì in Germania 12mila soldati; messosi in marcia alla loro testa verso il suolo italico, da Verona giunse a Pavia; fu acclamato ovunque come re e imperatore d’Italia e Germania.

Scese dunque in Toscana, ben accolto dal granduca a Firenze e proseguì per Civita Castellana da dove entrò nel Lazio pontificio. Sebbene fosse stato scomunicato nel 1767 dal nuovo papa, il francese Clemente IV, i nobili di parte imperiale e il governatore di Roma Enrico di Castiglia l’acclamarono entusiasticamente offrendogli la corona imperiale.

Nel luglio del 1268 il papa lo perdonò in segreto ma per la Ragion di Stato non lo appoggiò in alcun modo.

Il 14 agosto il sedicenne Corradino partì con il suo esercito verso il Regno di Napoli per correre in aiuto dei fedeli saraceni che difendevano Lucera dall’assedio angioino; sognava di entrare trionfatore in Castel del Monte, simbolo dello Stupor mundi, il maniero ottagonale dalle mille leggende del nonno Federico II.

…Il nipote a’ superbi imperatori perseguito venia limosinando una sola di sonno ora quïeta …

Giunse in Abruzzo dieci giorni dopo, con il suo esercito diviso in tre schiere, la prima di cavalieri spagnoli, al comando di Enrico di Castiglia, la seconda di ghibellini toscani e lombardi, al comando di Galvano Lancia e di suo figlio Gherardo, conti di Donaratico da Pisa, e la terza di cavalieri tedeschi e bavaresi al comando dello stesso principe Corradino.

Le truppe angioine che mossero verso la Puglia, erano al comando di Alardo de Valery, una vecchia volpe di stratega francese, reduce di tutte le crociate in Terrasanta e contro gli Albigesi in Provenza.

Valery divise le sue truppe in tre schiere, accampandosi al fiume Salto nei pressi di Tagliacozzo in provincia di L’Aquila.

Il 24 agosto 1268la formazione angioina guada il fiume e nella piana subiscono l’assalto delle truppe sveve che riuscirono a metterli in fuga. Nello scontro morì Enrico de Coussance, che vestiva come il re angioino, uno stragemma ideato da Valery.

Convinti di aver vinto, gli Svevi si diedero a spogliare caduti e feriti angioini; distratti, non si avvidero dell’assalto del grosso dell’esercito angioino, che di annientò in uno scontro durato tre ore.

Corradino e i suoi fedelissimi cavalieri italiani e stranieri, tra cui Federico d’Austria, si misero in salvo fuggendo a cavallo; giunsero a Porta Astura, un’insenatura dopo Anzio, vicino il castello dei nobili Frangipane.

Il manipolo regale si procurò una barca per continuare la fuga; prima si fermarono a ristorarsi alla locanda che si trovava tra le capanne dei pescatori.

L’oste li guardò con sospetto: un gruppo di cavalieri vestivano sfarzosamente e trattavano con deferenza un giovane biondo di circa 16 anni. Sapeva dell’ordine papa ai sudditi di denunziare Corradino, cui pendeva sul capo una grossa taglia, per farlo arrestare e quindi consegnarlo al re angioino.

Una giovane brunetta, Rossella, cameriera della locanda guardava con ammirazione il giovane, bello, gentile e biondo mentre serviva cibo e vino a tavola, ma l’oste già si affrettò all’isoletta di fronte dove c’era castello Frangipane per denunziare la presenza di Corradino di Svevia.

Giovanni Frangipane si pose a capo dei suoi armigeri e corse a catturare il giovane, ma non lo trovò: informato del pericolo da Rossella, con i suoi cavalieri aveva raggiunto la barca e preso il largo. Gli armigeri dei Frangipane li inseguirono in mare: di numero soperchiante li arrembarono e li catturarono.

Corradino e i suoi fedeli e valorosi amici vennero condotti prigionieri al castello dove il giovane principe chiese un veleno per uccidersi cos’ da non finire nelle mani degli Angiò, ma Giovanni Frangipane lo chiuse in cella guardato a vista e mandò suoi messaggeri dal re.

I prigionieri vennero poi portati a Napoli e rinchiusi nelle segrete di Castel dell’Ovo.

Corradino passò il suo ultimo tempo a giocare a scacchi con l’amico Federico d’Austria, mentre pensava a sua madre Elisabetta …

il 29 ottobre 1268 a piazza Mercato fu issato il patibolo per Corradino e il suo coetaneo Federico d’Austria, biondo come lui …

Re Carlo d’Angiò assisteva ai preparativi del macabro spettacolo dall’alto di una torre …

Il giudice Roberto di Bari lesse la pubblica sentenza che dichiarava Corradino traditore sacrilego …

Alle sue parole il conte di Fiandra, benché genero del re, rimase indignato e ferì a morte con la sua spada il giudice. La folla tumultuava, trattenuta a stento dai soldati angioini …

Corradino guardò il popolo di Napoli e protestò la sua innocenza; notò tra i popolani la cameriera Rossella e sorridendo si tolse il mantello, si inginocchiò, e lanciò un guanto di sfida verso gli angioini, che venne preso al volo dal nobile Giovanni da Procida, ghibellino.

… E vide un guanto trasvolar dal palco sulla livida folla; e non fu scorto  chi ’l raccogliesse. Ma nel dì segnato … come Arcangeli i Vespri, ei fu veduto allor quel guanto, quasi mano viva, ghermir la fune che sonò l’appello dei beffardi Angioini innanzi a Dio.

Il carnefice fece cadere la scure sul suo capo.

Come dilegua una cadente stella, mutò zona lo svevo astro e disparve …

il popolo pianse: aveva chiesto a gran voce per Corradino il perdono e l’ergastolo al posto della condanna a morte.

il giovane Federico d’Austria baciò i capelli di Corradino e gridando «Viva la libertà! Viva Napoli!», venne anch’egli decapitato.

Un gruppo di cavalieri dell’Ordine equestre teutonico ottenne di seppellire i resti di Corradino nella chiesa di Santa Maria del Carmine vicino piazza Mercato alla presenza di 4 cavalieri templari francesi.

È giusto concludere il racconto della breve esistenza di Corradino di Svevia, nipote di Federico II, astro nascente destinato a stupire il mondo con i versi di Aleardo Aleardi

… E gemendo l’avita aquila volse per morire al natìo Reno le piume; ma sul Reno natìo era un castello, e sul freddo verone era una madre, che lagrimava nell’attesa amara: «Nobile augello che volando vai, se vieni da la dolce itala terra, dimmi, hai veduto il figlio mio?»

«Lo vidi; era biondo, era bianco, era beato, sotto l’arco d’un tempio era sepolto».

Corradino

Michele di Iorio

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