Anche ieri è già storia

13 luglio 2013 10:13 0 commenti

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Cos’è la storia…

È raccontata da sempre,  è tramandata alle future generazioni…

Da chi? Dai forti,  dai vincitori! Solo questi impongono la storia, vera o falsa che si voglia.

Ciò che io voglio raccontare  è quella che ho sempre sentito, tramandata dalla gente comune, quella che ha vissuto, pensato e meditato, quella storia  che fa male perché è vera.

Naturalmente non è una novità ciò che scrivo, ma un’analisi personale di alcuni fatti successi in Italia e nel mondo contemporaneo, perché anche ieri è già storia.

È da molto  che voglio scrivere qualcosa sugli ebrei, sulla loro sofferenza, sul peregrinare loro,

sempre maltrattati, sempre perseguitati.

«Il nostro sangue ricada su di noi e sui nostri figli» dissero  i loro avi quando fu crocefisso Gesù.

Mai tanta profezia è stata vera.

Ho letto negli ultimi anni vari testi riguardanti la storia di Hitler e  poi  il libro Treblinka sul famoso campo di concentramento, e questo mi ha aperto una visione nuova sulle persecuzioni subite da quel popolo che Dio ha eletto come suo.

Quanta ipocrisia nel nostro cristianesimo!

Parliamo sempre del popolo ebraico, di Gesù in terra d’Israele, di vita vissuta 2.000 anni fa in quella nazione.

Poi quando è ora li perseguitiamo, non ricordiamo più che sono i nostri fratelli maggiori, che Gesù era uno di loro.

Rimando all’odio che l’uomo Hitler covava contro di loro, e sembra che pure lui in realtà fosse ebreo.

L’ha mandato Dio a perseguitare il suo popolo, a rinnovare il ricordo di quelle fatidiche frasi?

Non vedo Dio come un persecutore, ma l’animo umano non è perfetto e a volte giudica questi brutti fatti non ricordandosi che è solo una piccola formichina nel cosmo.

Pensandoci bene però, in quel periodo non era solo Adolf Hitler ad avercela con il popolo eletto.

Il compagno Joseph Stalin  non ha poi tanto scherzato con gli ebrei: sembra, pare, che ne abbia fatti sparire circa 9 milioni, scusate se  sbaglio di qualche migliaio, tanto quelli non sono mai stati ricordati ufficialmente, fanno parte degli eccidi, delle famose distruzioni di massa, ordinate da un vincitore e pertanto quelli non valgono,  soprattutto per la storia.

I giovani non devono sapere e  neppure immaginare che anche il comunismo è stato un massacratore di ebrei.

Ne ha eliminato, e non bisognerebbe mai dirlo, circa 9.000.000 e più, oltre a circa 21 milioni di russi, per un totale di 30 milioni di persone.

Sono solo numeri, ma  fra questi vi erano donne, bambini, vecchi, uomini, villaggi interi e città fatte scomparire  per ordine del compagno Joseph.

Dovremmo però ricordarci, noi italiani, anche dei nostri connazionali, scomparsi in quel periodo nei vari campi di concentramento in Russia, caduti fiduciosi nelle braccia dell’amico Stalin, e accompagnati  in quella Nazione dal compagno Togliatti Palmiro, per vivere il vero comunismo, trovandovi invece la morte.

Si dovremmo ricordarci dicevo del compagno Palmiro, consigliere ed amico intimo del grande Stalin, in quegli anni di grandi stermini.

Il nostro caro ed amato statista di sinistra, che ancor oggi i compagni hanno il coraggio di nominare pubblicamente e che è stato per anni descritto come un padre della Patria: naturalmente anche questo fa parte della storia dei vincitori.

Ritornando ai nostri fratelli maggiori ebrei,  tutti raccontano come non fossero poi molto ben visti da buona parte dei popoli dell’est e della media Europa, dove si erano stabiliti nelle centinaia di anni di esodo da Israele, tenendo viva però la loro fede.

Sempre, chi emerge ha una marcia in più, chi sa fare i propri affari è odiato dal popolino che resta indietro.

Purtroppo è lo scibile umano che ci fa comportare in questo modo.

Anche i grandi Hitler e Stalin sono venuti dal popolino, forse è questo il frutto del loro radicato odio antisemita, che con l’avvento del potere li ha spinti ad ordinare i massacri del secolo scorso, come fossero degli onnipotenti.

Mi viene un pensiero: questi piccoli uomini che nell’arco della loro vita politica diventano  i Grandi della Storia, naturalmente se vincono, o vanno a finire come persecutori dei loro popoli, naturalmente se perdono, sono sempre gli stessi figli di quei popoli che ci hanno allattati e cresciuti, ed insegnato a mettere una gamba davanti all’altra.

I loro maestri di scuola, di vita, non sono forse i figli dell’ipocrisia,  che viaggia assieme all’insegnamento falsato di vita  nei secoli dai nostri mentori della fede?

Non è forse sbagliato raccontare solo la storia del vincitore, dimenticando lo sconfitto, anche se questi aveva buoni principi ed intenzioni?

Sì, tutti possono sbagliare, una decisione errata, un comando sbagliato e anche il più navigato dei comandanti porta la sua nave contro gli scogli.

Comunque, a parer  mio, non è solo da condannare ed esecrare chi ha perpetrato le distruzioni di massa del popolo eletto, ma anche quei paesi e quelli città che da sempre hanno odiato l’ebreo.

A questo punto bisogna immischiare purtroppo anche la Chiesa, che con i suoi insegnamenti nei tempi passati, atti a spaventare il profano e a tener sotto comando il popolino, è stata fautrice  ideologica dell’innato odio antisemita.

Quando leggo fra le pagine di Treblinka  quante sofferenze, quanto odio hanno dovuto sopportare gli ebrei dei ghetti polacchi, cecoslovacchi, tedeschi, ucraini e tutti gli altri  dell’Europa dell’Est, e quanta rassegnazione hanno avuto andando incontro alla morte, senza quasi mai ribellarsi, come Agnelli che andavano al macello, mi  si riempie il cuore di dolore.

È quasi  umanamente impossibile accettare una fine così, negando a se stessi la verità lampante.

Si può ben  dire che gli aguzzini sono stati aiutati da questo atteggiamento remissivo nel loro macabro lavoro.

Per finire questo tratto, voglio rivolgere a chi nel mondo  leggerà questo scritto, una preghiera: ricordate gli ebrei uccisi in Russia dal compagno Joseph, ma ricordate però anche gli altri morti uomini, donne e bambini di tutte le Russie, sterminati o finiti nei Gulag comunisti e mai più ritornati.

Si rifletta bene su questa parola:  comunismo!

Gesù è stato il primo grande comunista della storia, ha donato se stesso per la sua causa: questo sì è vero comunismo, non quello professato da uomini di potere che, nel nome del comunismo, fanno e disfano il destino di intere nazioni, spesso supportati inconsapevolmente dalla massa, aggirata e guidata come un gregge di pecore dal furbo pastore, che  vede in loro l’affermazione del  proprio potere.

Voglio ora parlare di come vedo  la storia contemporanea, quella appena passata e quella  dei nostri giorni.

Alla fine della seconda guerra mondiale, quando ormai tutto era perduto, battaglie, guerre e colonie, con gli alleati  sbarcati sulle coste italiane e francesi, è nata allora la Resistenza.

Dalla fine della guerra  ad oggi  non si è parlato d’altro.

Gli eroismi più alti, gli atti più fulgidi, nella retorica degli storici moderni, tutto rivolto solo a loro, i partigiani.

Gli atti di eroismo, le battaglie del nostro esercito, la conquista delle colonie d’Africa non sono mai esistite per la storia.

A questi uomini, soldati, morti per la patria è stato dedicato a malapena qualche ricordo di pragmatica.

La storia li ha voluti dimenticare, sono stati dalla parte del perdente ed è per questo che dico: la storia viene scritta  solo dal vincitore.

Quale film, quale documentario degli ultimi sessant’anni ha mai trattato di atti di eroismo vissuto dai nostri soldati in battaglia o dai nostri marinai, morti in azioni di  guerra.

Qualche scrittore ha pubblicato con successo il racconto delle battaglie della ritirata di Russia, perché le ha vissute in prima linea.

Uno di questi  è oggi annoverato fra i più grandi scrittori italiani ed mio compaesano:  Mario Rigoni Stern. A lui va tutto il nostro plauso, in quanto è stato fra i pochi a ricordare i suoi compagni caduti in battaglia.

Gli storici hanno scritto molti libri, ma i politici non hanno voluto che questi entrassero a far parte della cultura della nostra scuola. Si è preferito per decenni commemorare pubblicamente il partigiano ucciso dai soldati tedeschi, piuttosto che parlare dei 5.000 soldati italiani massacrati sempre dai tedeschi, per essersi rifiutati di far parte dell’esercito di Hitler, che occupava l’Italia.

Parlo della 10ª Mass.

Ci si ricorda ogni anno, ed è giusto, delle Fosse Ardeatine.

Il presidente Pertini ha dato la medaglia d’oro al partigiano che ha deposto la bomba nel cassonetto, che esplodendo ha ucciso 33 soldati, ragazzi altoatesini,  italiani arruolati forse per forza maggiore o per origini linguistiche nelle forze armate tedesche,  ma sempre erano ragazzi italiani, non si deve  dimenticare.

Di questi neanche una parola, anzi erano tedeschi, ma chi ha messo la bomba sapeva che erano italiani, e sapeva anche delle conseguenze inerenti a questo gesto: 10 a 1 passati per le armi.

Ci si  dimentica anche  di centinaia, migliaia di nostri padri, fratelli e sorelle, figli di allora, morti sotto le bombe  sganciate dagli aerei alleati sulle città inermi,  da  coloro che poi sono stati osannati come liberatori.

Non era poi da molto che la nostra Italia era stata occupata e non voglio essere retorico, ma del nostro ex alleato germanico, a cui la maggioranza degli italiani aveva dato fiducia e  credito negli anni appena antecedenti, con questi si stava per perdere la guerra!

Bisognava cavalcare il cavallo vincente, come si fa ora.

Bravo Bush, hai vinto la guerra in Iraq, a 15.000 km o più da casa tua.

Ti sentivi minacciato dall’armata del dittatore Saddam; hai fatto bene a colpire per primo, egli ha una cosa molto importante che sta a cuore ai tuoi grandi elettori, petrolieri, fabbricanti di armi anche letali, multinazionali e banche,  coloro che più o meno fanno il bello e il brutto tempo in tanti paesi del mondo, soprattutto in paesi più poveri di tecnologia, ma i più ricchi di grandi giacimenti da sfruttare.

Chissà perché una volta il partigiano che difendeva il proprio paese era un eroe; oggi lo stesso è stato degradato dai politici, dai media, infine dal popolo a mero terrorista.

Non parlo senz’altro dei partigiani di  sessant’anni, fa vissuti  in Italia, quelli no, sono sempre eroi.

Parlo dei terroristi, dei fanatici che per una convinzione giusta o sbagliata che sia, per il loro popolo sono reputati  dei martiri.

Per noi occidentali, che invadiamo il loro territori con le armi, con la coalizione che va a liberare un paese con 2.000 e più cacciabombardieri, carrarmati, migliaia di soldati armati fino ai denti, che distrugge le città più belle  del mondo, storiche per eccellenza,  per noi no, per la coalizione sono terroristi.

Oggi, allora mi chiedo:  ma gli americani, gli inglesi, la coalizione che è venuta a liberare l’Europa nel 1944, quelli che hanno distrutto città intere, danneggiato siti storici, ucciso con le loro bombe milioni di persone,  non sono forse gli stessi che oggi rivolgono il loro interesse finanziario, strategico,  militare, verso altri siti, visto che l’Europa ormai è un caposaldo non più da sfruttare?

Vorrebbero, o  forse credono che gli iracheni li accolgano come liberatori?

Per destituire poi un uomo che alla fine, come ci hanno mostrato le immagini, si trattava  di un povero uomo dal nome altisonante: Saddam Hussein.

È stato distrutto un Paese per questo.

Sono state perseguitate giornalmente  decine di persone, terroristi,  partigiani che combattono contro il loro vero oppressore, gli imperialisti.

Se si voleva eliminare il rais Saddam,  con i mezzi moderni che esistono, non bastava forse in tutti questi anni  organizzare un attentato serio per  eliminare il persecutore del suo popolo?

No, questo non interessava ai guerrafondai, ai padroni del mondo economico, per loro ci voleva la guerra, la distruzione in modo da ricostruire il distrutto e distribuirsi la torta e la scusa per riarmare i dissolti magazzini delle armi.

L’obiettivo era naturalmente il petrolio che in Iraq,  secondo produttore al mondo di greggio di buona qualità, si trova sotto la sabbia, quindi ci voleva proprio la guerra per poterlo sfruttare a proprio favore.

Poi sull’onda del vincitore, contro il parere delle Nazioni Unite, anche l’Italia con il nostro amato Silvio, è andata a ricercare  una fettina di torta.

Fortuna  … che noi italiani poco contiamo nel consesso internazionale, ma, sempre in armi, siamo andati a fare il nostro dovere civico, si fa per dire.

Poi ci lasciamo trasportare dai sentimenti, dalla retorica politica, quando ritornano a casa nelle bare avvolte dal tricolore quei poveri ragazzi,  mandati a morire per il petrolio.

Volontari,  consapevoli dei rischi che vanno ad affrontare, fiduciosi di un compito assegnato dai politici, perché noi italiani siamo buoni e non vogliamo far del male a nessuno.

Ragazzi siete degli Eroi, perlomeno a voi è riconosciuto questo privilegio, perché  fate parte delle bandiere vincenti, almeno finché non cambia il vento

Saddam è stato un uomo terribile, un dittatore che ha fatto uccidere in vent’anni migliaia di oppositori politici, ma che ha tenuto il suo paese unito …  con la paura.

L’uomo però che tutto sommato ha tenuto il suo popolo unito, anche se questo formato da decine di tribù sempre in guerra fra loro, l’uomo che ha saputo fronteggiare lo strapotere americano e inglese, che con l’embargo ha tentato di strangolare l’economia dell’Iraq per anni e  lo ha ridotto allo stremo, bombardando tutti i giorni, per 10 anni,  obiettivi dichiarati strategici, palazzi e case di civili, per piegarlo al loro volere, per fare gli interessi dei grandi della terra.

Finché un giorno non è arrivato il Presidente Bush, eletto sì dal popolo americano ma con uno scarto di una manciata di voti, forse il peggior Presidente della storia americana.

Ha distrutto in tre anni quanto il suo predecessore Bill Clinton  aveva costruito in otto anni.

Ha portato indietro di 15 anni la grande America e con essa il mondo intero; ha dilapidato quanto trovato nelle casse statali, raggiungendo un deficit  pericoloso per la stabilità americana.

Ora  deve a tutti i costi tenersi l’Iraq, per compensare i debiti e lenire i costi dell’operazione petrolio, che ha messo in piedi per accontentare i suoi grandi elettori guerrafondai.

Qual è stata la scusa per l’attacco le torri gemelle?

Ho letto  un libro sul  Presidente americano George Bush:  sembra che appena eletto abbia detto ai suoi collaboratori più stretti, “trovatemi una scusa per attaccare l’Iraq” (una malattia di famiglia, vedi il padre presidente a sua volta).

È grave da dirsi, ma  non vorrei che questa scusa fosse stata costruita appositamente in casa dalla anonima magna-gatti, che si chiama vedi un po’ come mia zia (cia).

Non sono mai stati trovati i colpevoli degli attacchi aerei, naturalmente, a parte quelli che li hanno dirottati e sono morti.

Una sola persona è stata indicata come terrorista, implicato nell’attacco delle torri gemelle; non si trovano altri organizzatori, oltre a qualche pesce piccolo.

Poi il caso carbonchio, chi se lo ricorda più,  le esplosioni in giro per il mondo con parecchi morti:  tutta colpa di Bin Laden  e dei suoi.

Una esplosione in un centro commerciale in Finlandia (colpevoli gli islamici), poi non se ne parla più: troppi indizi incerti, troppi interrogativi senza risposta.

Quando c’è da maneggiare l’opinione pubblica, scoppia una bomba: c’è da dare una mano ad Aznar, centinaia di morti in Spagna.

Strano a dirsi, gli attentatori sono tutti marocchini: cosa c’entra Bin Laden poi?

Sveglia ragazzi e ora di svegliarsi prima che il sole  del Medio Orientale scoppi sul serio, prima che i popoli sfruttati, schiavizzati dalle grandi multinazionali, si ribellino.

Lasciate stare il mondo, smettetela di sfruttare solo allo  scopo di arricchirvi e spadroneggiare, vedrete che allora il terrorismo si placherà e i cosidetti partigiani terroristi deporranno le armi contro l’America e i suoi alleati, e troveranno il tempo di scannarsi fra loro.

Così la penso io.

Gilberto Frigo, l’uomo del Nord.

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